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Ecco qua il futuro, Körber presenta le sue innovazioni per il cartario

L’amministratore delegato Oswaldo Cruz Junior  mostra le ultime creazioni del reparto sviluppo e ricerca

PIANA. Ricerca, studio, applicazione: c’è tutto questo dentro gli stabilimenti di ricerca lucchesi della Körber. Tutti elementi importanti, certo, ma che diventano poca cosa se manca l’ingrediente centrale, ossia la passione. E quella passione si manifesta negli occhi di Oswaldo CruzJunior, l’amministratore delegato dell’azienda, nel guidarci alla scoperta delle ultime creazioni Körber. L’occasione è l’open house dell’azienda, tre giorni in cui ha aperto due padiglioni per mostrare al mondo le sue ultime novità. La Körber Business Area Tissue, già Fabio Perini, rappresenta il più avanzato fornitore al mondo di tecnologie dedicate al tissue. Così, in contemporanea con il Miac, ospitato nel non lontano Polo Fiere, Körber ha creato una sorta di prolungamento della mostra (con la quale c’è un continuo interscambio di visitatori) facendo dei suoi stessi centri di ricerca una vetrina per i potenziali clienti.

Del resto stiamo parlando di un settore, quello della ricerca e sviluppo, che impiega oltre 100 persone, e che ogni anno sforna almeno una sessantina di progetti, e una decina di queste, solitamente, si rivelano innovazioni rivoluzionarie per il settore. È proprio per presentare le ultime innovazioni che è stata organizzata questa tre giorni di “casa aperta”.


E prima di aprire ai visitatori che contano, ossia i potenziali clienti, Cruz, ci guida tra queste tecnologie. Lo fa senza usare complicate terminologie tecniche (quelle serviranno con gli addetti ai lavori), ma lo fa con quella passione di cui scrivevamo all’inizio, e che lo porta a descrivere le ultime creature di casa Körber con lo stesso spirito che potrebbe usare un artigiano per raccontare una propria creazione. Certo, qui siamo ad anni luce di distanza da una bottega artigiana, ma la dedizione è la stessa.

La prima di queste creature ha un nome poetico: Zephyrus. Per la precisione Casmatic Zephyrus. E dietro quel riferimento al vento zefiro sta un robot: «Una risposta a due tendenze in crescita – spiega Oswaldo Cruz – quella dell’e-commerce e quella della sostenibilità». In pratica si tratta di un nuovo sistema per impacchettare il prodotto finito, che si tratti di tovaglioli o di carta igienica. Detta così sembra poca cosa, ma quel robot, che le imprese cartarie possono tranquillamente inserire nelle linee di confezionamento già esistente, permette di inserire il prodotto finito nelle scatole della dimensione preferita e di farle uscire già chiuse pronte per l’etichettatura, e in bok in carta (quindi riciclabile) perfetti per la spedizione (e quindi anche per l’e-commerce). Ma quella macchina può fare molto altro, per esempio un confezionamento in un materiale che può ricordare la pellicola in plastica, ma che plastica non è, bensì carta riciclabile («E pure biodegradabile» aggiunge Cruz), o inscatolare tovaglioli di diversi colori con un semplice clic.

L’altra novità è rappresentata dao rulli riscaldati per la lavorazione e la goffatura del tissue: «Avete presente la piastra a induzione che usate in cucina? – esordisce Cruz – ebbene, in un certo senso il principio è lo stesso. Al momento per riscaldare i tubi si usa l’olio caldo, un sistema complicato, che richiede ampi spazi, e non esente da rischioso. Noi abbiamo utilizzato un sistema di riscaldamento a induzione elettromagnetica: più veloce, più semplice, e che permette di ottenere un prodotto finale di alta qualità anche con materie prime più povere».

Ma anche dietro una cosa apparentemente banale come gli strappi dei rotoli di carta igienica ci sta un processo complesso, che le nuove tecnologie Körber andranno a semplificare. «Se la foratura non è perfetta si blocca tutto il meccanismo – chiude Cruz presentando l’altra novità della giornata – a quel punto serve un intervento manuale che può richiedere anche un’ora di tempo. Noi abbiamo creato questo sistema automatico che permette al macchinario di correggersi automaticamente». E dove sta la rivoluzione? Nel fatto di non interrompere la produzione in quell’ora necessaria a risolvere il guaio. «E se pensate che in un minuto si fanno 1.200 rotoli, pensate a quanto può incidere quell’ora», chiude Oswaldo Cruz.

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