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Vaccini, ecco le bugie per ottenere l’esenzione

Luigi Rossi, Roberto Landi e Aldo Allegrini

Lucca: dalle emorroidi alle vene varicose, ai medici arrivano le scuse più disparate

LUCCA. Vene varicose, emorroidi, allergia alle graminacee. Sono solo alcune delle scuse presentate da coloro che non vogliono vaccinarsi e che di conseguenza si rivolgono al medico per farsi esentare. Ricevendo come risposta un secco “no”. Ma del resto il 15 ottobre è alle porte e le oltre 22mila persone che ancora sono sprovviste di Green pass hanno poche strade per ottenere il certificato verde che consentirebbe loro di andare al lavoro: la prima è quella di vaccinarsi; la seconda è effettuare tamponi a ripetizione (ogni 48 o 72 ore) ma pagando; la terza è farsi esentare dal vaccino per ragioni di salute.

In pochi ne hanno diritto, ma in tanti ci provano. «I quadri clinici e le patologie per le quali è prevista questa possibilità – spiega il dottor Luigi Rossi, direttore della zona distretto della Piana di Lucca – sono stati individuati dal ministero con una specifica circolare. Chi non vi rientra non può essere esentato. Discussioni? Capita di interloquire a lungo con soggetti restii alla vaccinazione, che accampano scuse irricevibili, ma niente di trascendentale. Di certo si allungano i tempi di attesa». Vediamo quali sono i casi in cui si può essere esentati: tra le controindicazioni che il medico deve valutare in fase di anamnesi ci sono ipersensibilità a un componente del vaccino, sindrome trombotica pregressa, sindrome da perdita di capillari, reazioni allergiche gravi dopo la prima dose di vaccino anti-Covid, miocardite, sindrome Guillain-Barré. Un test che mostra un’elevata presenza di anticorpi, invece, non può di per sé essere considerato alternativa al completamento del ciclo vaccinale. Le possibilità, dunque, sono ristrette e la valutazione spetta sempre al medico. L’esenzione, inoltre, ha una durata di qualche mese: prima era fino al 30 settembre, adesso è stata prorogata al 30 novembre. A fare l’esenzione deve essere il medico vaccinatore, quindi quello dell’hub vaccinale o in alcuni casi i medici di famiglia qualora la vaccinazione sia loro delegata per quella specifica categoria di soggetti. L’esenzione consente di avere una certificazione analoga a quella di chi è vaccinato. Una specie di Green pass.


I medici di famiglia sono bersagliati dalle richieste di certificati da portare al “vaccinatore” per ottenere l’esenzione. «Li mandano tutti da me – dice il dottor Aldo Allegrini, medico da sempre in prima linea contro il Covid –. Sono specializzato in ematologia e le trombosi sono la mia materia. Ho avuto più di cento richieste di esenzione ma quelle fondate su basi cliniche sono sì e no il 10 per cento. Tutti gli altri accampano scuse disparate: si va dall’allergia alle vespe, alle vene varicose, passando per le emorroidi e l’intolleranza alle graminacee. Ragioni irricevibili. Quello che può capitare è di fare un certificato per rimandare il vaccino a chi sta facendo una terapia per la quale in quel momento è sconsigliato. Ad esempio nel caso dei malati di tumore in chemioterapia».

Anche il dottor Roberto Landi, medico della Piana, combatte la sua battaglia quotidiana con chi vorrebbe un’esenzione. «Io li chiamo “terrapiattisti” – dice –. I più non hanno niente, solo tanta paura. Difficile farli ragionare, sono convinti delle loro opinioni. Li ascolto ma alla fine dico che non sono disposto a fargli un certificato. Tra i miei assistiti c’è stata solo una ragazza che aveva una situazione clinica da esenzione. Credo che il medico debba avere la capacità decisionale e si debba assumere la responsabilità di indirizzare il paziente verso il percorso che ritiene più adatto. E per quasi tutti è la vaccinazione».

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