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Stress da Covid-19: il personale sanitario a rischio "burn out"

Claudio Bacci

Si tratta della sindrome da sovraccarico emotivo nel luogo di lavoro, l'esperto parla degli effetti della pandemia sui medici

CASTELNUOVO. Lo stress quotidiano da Covid sul personale sanitario è stato devastante. Così medici e paramedici sono andati incontro alla sindrome del “burn out”, un tipo di stress che riguarda una condizione estrema di sovraccarico emotivo in un ambiente di lavoro. Dunque, organici più ridotti e turni massacranti. Sono parole forti quelle di Claudio Bacci, medico di base a Castelnuovo Garfagnana.

Molti medici stanno andando in pensione e i rimpiazzi non sono così automatici. Ha riscontrato difficoltà assistenziali e allungamento delle liste d’attesa per le altre malattie?
«La pandemia ha rappresentato uno choc impensabile per i servizi sanitari di tutto il mondo, soprattutto nei primi mesi, e ha condizionato l’assistenza verso altre patologie. Psicologicamente il personale sanitario è stato devastato giorno dopo giorno, provocando la sindrome del “burn out”, una grave tipologia di stress che riguarda in specifico una condizione estrema di sovraccarico emotivo prolungato in ambiente di lavoro».

E quanto ha inciso sul fronte della carenza dei medici?
«Va avanti da circa vent’anni ed era prevedibile. È legata a scelte politiche scellerate di formare un numero di medici minore rispetto a quella che sarebbe stato necessario negli anni passati. Ma le nostre voci non sono state ascoltate per lunghi anni. Ora è stato aumentato il numero di posti per l’accesso ai corsi di laurea e di specializzazione, ma la carenza si farà sentire. La riduzione della circolazione del virus e dei casi mortali consente una graduale riorganizzazione dell’assistenza ai cronici che rappresentano una buona fetta della popolazione».

Quale aggettivo userebbe per indicare l’attuale andamento della pandemia nel suo territorio?
«Controllabile: ci sono tuttora casi di positività, per fortuna i casi che necessitano di ricovero sono pochi, e pressoché tutti tra persone che non avevano ancora effettuato la vaccinazione».

L’asticella dell’effetto gregge sta innalzandosi. Ora si parla della necessità di raggiungere il 90%. È sbagliato dire che si sta navigando a vista?
«Navigare a vista nel caso del coronavirus è perché si tratta d’un virus che conosciamo da poco. Il comportamento delle varianti rispetto al vaccino non è prevedibile ma purtroppo a vista, basta che la vista sia buona. Si sta cercando di prevedere gli sviluppi futuri e arginare la pandemia».

È favorevole alla vaccinazione obbligatoria?
«Sono anche medico dello sport e per avere l’idoneità sportiva agonistica in Italia è obbligatoria la vaccinazione antitetanica e nessuno si oppone, pur essendo il tetano una malattia che non mette a rischio la vita altrui. Qui è un atto medico che preserva noi stessi e la comunità, con una efficacia sulla mortalità che pochissimi farmaci hanno. Dico sì alla vaccinazione obbligatoria».