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Viene condannato per stalking: la vittima lo perdona e lo sposa

Otto mesi di reclusione con i benefici di legge a un quarantenne della Lucchesia accusato di perseguitare la compagna aspettandola fuori dal centro antiviolenza

LUCCA. Sei anni fa stanca dei continui soprusi, delle vessazioni, degli atti persecutori che le impedivano una vita normale una donna immigrata e poco più che trentenne fu costretta a rivolgersi alle operatrici di un centro anti violenza della Lucchesia affinché potesse aiutarla a denunciare il compagno e padre dei suoi due figli piccoli.

E l’uomo – anche lui nordafricano e più grande di qualche anno – nella seconda metà del 2015 venne denunciato alle forze dell’ordine con l’accusa di stalking aggravato dalla presenza dei figli minorenni e gli atti passarono alla procura che chiese e ottenne il rinvio a giudizio di fronte al giudice monocratico.


L’altro giorno il giudice Michela Boi ha condannato l’autore dello stalking a otto mesi di reclusione con i benefici di legge con la procura che aveva chiesto la condanna a un anno. Un po’ di sorpresa ha suscitato la mancata costituzione di parte civile nel procedimento penale. Il motivo? La parte offesa, che aveva innescato il procedimento, alla fine non ha avuto interesse a proseguire nel dibattimento perché adesso si è ricongiunta al denunciato. E la coppia, dopo la riconciliazione, si è unita in matrimonio con rito civile.

L’inizio invece era stato decisamente burrascoso. Al centro dei litigi la voglia d’indipendenza della giovane donna con il compagno che era abbastanza riottoso nei suoi confronti perché voleva che rimanesse a casa con i figli. Un comportamento, il suo, fatto di vessazioni, insulti e minacce.

Alla fine la donna era stata costretta ad abbandonare l’abitazione e rivolgersi a un centro antiviolenza della Lucchesia. Ma il compagno non aveva desistito, scoperto il luogo dove si trovava, nel portarsi sino lì e cercare di affrontare la donna fuori o anche dentro il centro e convincerla a tornare su suoi passi e rientrare a casa. Non solo. Dopo aver saputo che aveva trovato un impiego in una ditta della Lucchesia aveva contattato il datore di lavoro sconsigliando di assumerla e adducendo motivazioni completamente prive di fondamento. Il tutto condito da telefonate e messaggi per cercare di esercitare su di lei una pressione psicologica. Cosa sia cambiato dal 2015 ad oggi non è dato sapere. I rapporti si sono normalizzati e alla fine la coppia si è riappacificata a tal punto da decidere di suggellare l’unione mettendo nero su bianco.

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