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Il sabato in didattica a distanza per favorire le capacità digitali

La dirigente del Pertini: «Per noi è solo un modo diverso di fare lezione Svolgiamo in remoto anche i corsi di recupero, è meglio per chi abita lontano»

LUCCA. Il sabato mattina, dalle 8,15 alle 11,35 (quattro ore di cinquanta minuti), gli studenti dell’istituto professionale Pertini di Lucca fanno lezione “diversa”. Non didattica a distanza, ma «lezione in altra modalità», come spiega la dirigente Daniela Venturi. Non ci sono motivi “obbligati” di quarantene o altre necessità imposte dalla pandemia: è una scelta deliberata. Così facendo, spiega sempre la dirigente, «studenti e docenti, dopo cinque giorni di didattica in presenza, non perdono le competenze digitali acquisite, ma le mantengono e anzi le sviluppano». Una scelta estremamente “normale” per il Pertini, che quando ancora la pandemia non era nemmeno una lontana ipotesi, era entrato nella schiera delle avanguardie digitali scolastiche. Invece oggi, con la scuola ricominciata in presenza, appare come qualcosa di fuori dall’ordinario.

«La didattica a distanza – continua la dirigente – è vista come un ripiego da chi non era pronto quando l’abbiamo dovuta adottare per la pandemia e non ci aveva lavorato. Noi invece eravamo pronti: avevamo comprato la piattaforma, insegnanti e studenti avevano già un proprio account. Nella lezione a distanza ci sono vantaggi e cose buone che non vogliamo perdere».


Il meccanismo con cui la scuola ha scelto di proseguire con le lezioni a distanza il sabato nasce anche dalla volontà di alleggerire il carico degli studenti. Delle 32 ore settimanali previste, con la suddivisione in unità da cinquanta minuti ciascuna, facendo sei unità al giorno dal lunedì al venerdì, rimane tempo non occupato dalla didattica, che viene recuperato il sabato. Sempre per alleggerire gli studenti inoltre, a rotazione vengono previsti ingressi un’ora dopo e uscite un’ora prima. Le ore che rimangono si fanno così di sabato, ma a distanza, come i corsi di recupero: si facilitano gli studenti, molti dei quali provengono da aree lontane della provincia.

C’è poi un’altra motivazione, sottolinea sempre la dirigente Venturi. Il fatto che la scuola va sempre più verso una valutazione dello studente non tanto per il profitto nelle singole materie, quanto per l’intero processo di apprendimento acquisito durante le varie attività svolte. «Una valutazione – puntualizza la dirigente – non più solo come somma dei risultati dei compiti delle singole materie ma del processo di apprendimento, di come uno studente impara a imparare, competenze digitali comprese. Ad esempio, un gruppo di nostri studenti ha lavorato alla creazione di una app su Dante: è stato un lavoro lungo, che terremo in considerazione anche per la valutazione del processo di apprendimento. Visto che hanno partecipato a questo lavoro, questi studenti non faranno compiti su Dante».

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