Due milioni per la palestra: fondi stanziati

Il Comune risponde alle proteste: fondi stanziati, ora bisogna affidare i lavori

LUCCA. Ventitré, tredici e dieci: tre numeri che raccontano la storia della palestra di San Lorenzo a Vaccoli. Ventitré sono gli anni trascorsi da quel 1998 in cui l’impianto fu inaugurato, dieci invece sono gli anni passati da quando il cancello di quello stesso impianto fu chiuso definitivamente. Nel mezzo ci stanno quei tredici anni scarsi in cui, pur tra mille difficoltà, la palestra è stata utilizzata. Una storia di caos, purtroppo non insolita nel nostro Paese, legata alla gestione dell’impiantistica pubblica (e non solo sportiva). Una storia raccontata nell’edizione di ieri del Tirreno, nel riportare il malumore del comitato della frazione, che chiedeva risposte («Qualcuno batta un colpo»).

Ebbene, una risposta è arrivata. Per l’aspetto più importante è incoraggiante (il progetto per ristrutturare l’impianto c’è, ma, soprattutto, ci sono già i sodi per far partire i lavori), anche se descrive una burocrazia farraginosa che ha contribuito a rendere quella struttura inutilizzabile per quasi metà della sua esistenza. L’assicurazione sugli interventi arriva dall’assessore all’edilizia sportiva Stefano Ragghianti e dal sindaco Alessandro Tambellini («Per la palestra di San Lorenzo a Vaccoli è tutto pronto», conferma il primo cittadino).


«Quella palestra è nata molto male», riprende il sindaco ricordando le traversie vissute dall’impianto. Sin dall’inizio, con quei problemi di infiltrazioni di acqua dal tetto che ne rendevano complicato l’utilizzo, fino ad arrivare alla decisione drastica di chiudere tutto. Questo in attesa di fare i lavori sul tetto, ed è qui che nasce il vero problema e, parallelamente, la serie di progetti e stime per intervenire sulla copertura, con numeri che sono cambiati di perizia in perizia(138mila euro, poi diventati 250mila). Mentre del cantiere atteso nemmeno l’ombra.

Perizie che, con il senno di poi, lasciavano il tempo che trovavano, visto che intervenire sulla copertura non bastava più: «Si è fatto un conto, ma ne è uscito fuori un contadino – commenta con una battuta Tambellini – ormai non si trattava più di rifare solo il tetto». Nel frattempo, infatti, sono entrate in vigore nuove normative in materia urbanistica che prevedevano criteri più stringenti sul fronte della tenuta statica e su quello della sicurezza sismica di tutti gli edifici pubblici. Quindi la spesa necessaria a togliere il lucchetto al cancello è salita vertiginosamente: «Alla luce di tutto quello che occorre fare per mettere a norma quella struttura e poterla realizzare – aggiunge il sindaco – servono due milioni».

Occhio al verbo, non usa il futuro (serviranno), ma il presente (servono). Questo perché non solo quel progetto c’è, ma ci sono di già anche i soldi per realizzarlo. Una spesa enorme, che non solo ha fatto ritardare la riapertura dell’impianto, ma che ne ha messo in dubbio anche il suo destino: «Visto quanto si sarebbe dovuto spendere per rendere quella palestra riutilizzabile – aggiunge Tambellini – per un po’ si è valutato quale avrebbe potuto essere la scelta migliore, se intervenire sull’esistente, oppure buttare giù tutto e rifarla completamente, ricostruemdo l’impianto ex novo».

Alla fine, anche perché si trattava di una struttura relativamente recente (era stata inaugurata nel 1998), loa scelta è caduta sul recupero: «Quei due milioni sono già pronti – prosegue il sindaco – si tratta di fondi in gran parte provenienti da risorse proprie del Comune».

Dal punto di vista dell’iter, viene spiegato da Palazzo Orsetti, si tratta solo di procedere con il bando per l’affidamento dei lavori, poi, una volta individuata la ditta e assegnato il cantiere, i lavori potranno finalmente partire.

Ennesimo annuncio o, finalmente, si tratta della volta buona? Dopo un’attesa che si trascina da dieci anni adesso si tratterà di aspettare pochi mesi per vedere se arriveranno le risposte attesa dal comitato paesano di San Lorenzo in Vaccoli. «Capisco le proteste – conclude Tambellini – mettendomi nei panni dei residenti sarei arrabbiato anch’io. Ma bisognerebbe anche provare a mettersi nei panni di chi si è trovato a dover affrontare e risolvere questo problema».

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