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Rate dell’auto pagate col reddito di cittadinanza: ecco come sono stati scoperti sette "furbetti"

I casi a Lucca e Massarosa: le persone coinvolte dovranno restituire all’Erario i soldi ricevuti

LUCCA. I furbetti del reddito di cittadinanza che avevano acquistato macchine o motocicli poco prima o poco dopo il «lockdown» datato marzo 2019 utilizzavano il beneficio per pagare le rate degli autoveicoli. Lo ha scoperto, nel corso degli accertamenti sui circa 150 fascicoli giunti nell’ufficio del pubblico ministero sui circa mille che la direzione provinciale dell’Inps di Lucca, l’ufficio del pubblico ministero che al momento ha individuato sette persone – cinque donne e due uomini residenti a S. Anna, Pontetetto e Massarosa – che hanno usato lo stesso raggiro: nel periodo novembre 2018 novembre 2020 hanno acquistato modelli di macchine Ford, Mitsubishi, Fiat nuove o usate oppure ciclomotori e motorette intestandoseli oppure intestandoli a componenti del proprio nucleo familiare (figli e conviventi) e, dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza rivolgendosi a un patronato, hanno utilizzato il beneficio per pagare di volta in volta le rate mensili. Una donna residente a Pontetetto alla fine del 2020 ha comprato un’auto da trentunomila euro pagandola a rate.

I richiedenti e i patronati che hanno compilato le domande di reddito di cittadinanza hanno però commesso un grave errore. Nessuno ha preso in visione la normativa. Altrimenti si sarebbero accorti che la legge non consente di erogare il beneficio a nessun componente il nucleo familiare intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta di reddito di cittadinanza. E per gli autoveicoli di cilindrata superiore ai 250 centimetri cubi immatricolati per la prima volta nei due anni antecedenti esclude la possibilità del beneficio in base all’articolo 7 del decreto legge 4 del 2019 convertito con legge 26 del 2019. C’è una deroga a questa norma ed è legata alle agevolazioni fiscali per l’acquisto di auto e moto in favore delle persone con disabilità. Sono in corso accertamenti, ma pare che i sette “furbetti” non sia affetti da handicap e non abbiano, fortunatamente, persone conviventi con tali problematiche.


L’Inps nella prima fase di accertamento ha utilizzato le visure on line del Pra (pubblico registro automobilistico) e, stando all’ufficio del pubblico ministero che non ha ancora chiuso le indagini e invierà a breve l’avviso di conclusione, i sette beneficiari sottoposti ad accertamento se dovessero soccombere nell’eventuale processo sarebbero costretti a restituire complessivamente poco meno di 35mila euro.

Per tutti e sette gli indagati il reato è sempre lo stesso degli altri “furbetti del reddito di cittadinanza”: per ottenere il beneficio venivano utilizzati documenti falsi o attestanti cose non veritiere. In questo caso di ometteva di dichiarare l’acquisto nei sei mesi o nei due anni antecedenti al beneficio (a seconda della cilindrata dalle vettura). Nel caso di condanna per false attestazioni è prevista la revoca del beneficio con effetto retroattivo oltre a una sanzione penale che prevede una pena che va dai due ai sei anni di reclusione.

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