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Il Covid uccide un ex volontario di 55 anni

Pietro Dell’Orfanello, dipendente della Wepa, era ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Non soffriva di altre patologie

LUCCA. Non ce l’ha fatta Pietro Dell’Orfanello, 55 anni, dipendente della Wepa e per anni volontario della Croce Verde di Ponte a Moriano. È stato ucciso dal Covid nella giornata di mercoledì, dopo essere stato ricoverato per settimane nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Luca, dove era arrivato nei giorni successivi a Ferragosto. Non era vaccinato e aveva contratto il virus in una forma che i medici definiscono grave. Pietro non soffriva di particolari patologie, al contrario era una persona in buona salute ma la reazione infiammatoria prodotta dal virus ha fatto sì che il suo organismo non rispondesse più alle terapie e portasse a questo esito infausto. Un decorso simile a quello della 49enne originaria di Viareggio, deceduta qualche giorno fa per gli stessi motivi.

La morte di Pietro Dell’Orfanello ha gettato nello sconfortoparenti e amici. La sua famiglia era originaria di Vinchiana ed entrambi i genitori sono deceduti qualche anno fa: il padre Luigi era ferroviere, mentre la madre Cecilia Fazzi era casalinga e aveva dei parenti in Scozia con cui sia Pietro sia il fratello più grande Guido hanno mantenuto i rapporti. Dopo essersi sposato era andato a vivere a San Quirico di Moriano, dopodiché si erano nuovamente trasferito a Saltocchio. Lascia una figlia adolescente. Pietro lavorava allo stabilimento Wepa di Lunata. Tifoso della Juventus, era molto conosciuto nell’ambito del volontariato, dato che per anni ha prestato servizio sulle ambulanze della Croce verde di Ponte a Moriano.


«Pietro l’ho visto crescere – spiega Pier Giorgio Melis, attuale vicepresidente della Croce Verde –, la sua casa di famiglia era accanto alla mia, a Vinchiana e poi l’ho ritrovato come volontario nella Croce Verde, dove è stato per anni un punto fermo a cavallo tra i Novanta e i Duemila». A ricordare Pietro c’ha pensato un amico di quell’epoca, Andrea Del Testa, che su Facebook ha scritto un commovente omaggio. «Facevamo parte dello stesso gruppo di amici della Croce Verde – dice –. Pietro era più grande di me e i primi servizi in ambulanza li ho fatti proprio con lui. Da lì è nata una bella amicizia fatta di gite e scampagnate. Come spesso accade le cose delle vita ci hanno portato ad allontanarci dal volontariato e a vederci sempre meno, ma siamo sempre rimasti in contatto. “Non ho parole, e anche se ce le avessi, non avrei voglia di dirle”. Così ho chiuso la chat con un’amica che nel primo pomeriggio di mercoledì mi ha comunicato che Pietro se ne era andato. Per quanto fossi al corrente della sua grave situazione, e che questo poteva essere uno scenario possibile, l’incredulità è stata la prima ed unica emozione. Ho passato il pomeriggio frastornato e con gli occhi asciutti, con l’immagine di Pietro che mi scorreva davanti, con i frammenti di un passato, risalente alla seconda parte degli anni Novanta, che mi faceva il girotondo, senza posa, in testa. Era una gran persona – spiega Del Testa –. Timido, schivo in pubblico, ma aperto ed espansivo nelle situazioni di maggiore intimità, ironia e sarcasmo caustico buono a farti fare una risata con arguzia. Il toscanissimo gusto per la polemica sempre in tasca. Bontà, mitezza e sorrisi a volontà da distribuire in ogni occasione». I funerali si terranno questa mattina, alle 10,30, nella chiesa di Vinchiana.

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