Essity, i Comuni contro il trasferimento della produzione: «Nessuno dovrà perdere il lavoro»

È partita la mobilitazione anche delle amministrazioni locali sul caso Essity, con lo spostamento del marchio Tempo: «Siamo al fianco dei 700 lavoratori degli stabilimenti di Porcari, Altopascio e Collodi»

PORCARI. È partita la mobilitazione anche delle amministrazioni locali sul caso Essity. Nonostante le rassicurazioni del gruppo svedese sulla volontà di mantenere tutti i posti di lavoro e i volumi produttivi in Italia (che si sviluppa nei tre stabilimenti di Porcari, Altopascio e Collodi), la scelta di concentrarsi sulla produzione del “private label” (una sorta di conto terzi, prodotti fabbricati su commissione con il marchio dei committenti, ad esempio catene di supermercati). Questo avverrebbe trasferendo all’estero la produzione di uno dei brand più famosi di Essity, ossia “Tempo”.

«Le istituzioni del territorio ci sono e faranno la loro parte al fianco dei 700 lavoratori degli stabilimenti Essity di Porcari, Altopascio e Collodi»: questo il principio emerso giovedì nella commissione intercomunale per il lavoro che si è tenuta in municipio a Porcari. Riunione a cui erano presenti, oltre al sindaco Leonardo Fornaciari e alla consigliera comunale Fabrizia Rimanti, i rappresentanti di altri Comuni: il presidente della commissione Roberto Guidotti per Lucca, Beatrice Gambini per Pescaglia, Fulvio Donatini per Montecarlo e Antonio Bianchi per Bagni Lucca. Hanno partecipato anche le sezioni locali della Cgil con Maria Rosaria Costabile e della Uil con Giacomo Saisi.


«Nessuno – ha detto Fornaciari – dovrà perdere il lavoro o subire demansionamenti in seguito alle nuove linee aziendali della multinazionale Essity sul nostro territorio. Abbiamo letto con preoccupazione le ultime notizie sul ritiro del brand “Tempo” dalla produzione locale a vantaggio del “private label” e faremo il possibile per evitare che a fare le spese di questa scelta siano i lavoratori, perché la politica in cui crediamo è prima di tutto difesa del diritto al lavoro. Il mercato dei prodotti col marchio del rivenditore, infatti, presenta margini di rischio molto alti: la competizione è più alta e le vendite non sono stabili. Nessuna rassicurazione, oggi, può scongiurare possibili ripercussioni sulla tenuta dell’occupazione. La commissione intercomunale sul lavoro vuole, invece, lanciare un messaggio chiaro di vicinanza ai lavoratori e di solidarietà alle organizzazioni sindacali pronte a una nuova fase di agitazioni».

Ma sul fronte del lavoro ci sono tanti temi da affrontare, a partire dall’emergenza delle morti bianche; un’emergenza che non accenna a calare, come hanno rivelato i dati diffusi dai sindacati nel corso della seduta e che solo la scorsa settimana è tornata all’attenzione della cronaca con la morte sul lavoro di un operaio di 54 anni, Andrea Bascherini, travolto da due lastre di marmo a Pietrasanta. «Non possiamo permetterci di abbassare la guardia – ha commentato Guidotti – perché la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, purtroppo, non è ancora condivisa come dovrebbe. Occorre un coraggioso cambio di visione che parta dal basso, dal senso di responsabilità reciproco. Le normative ci sono: dobbiamo insistere perché nessuno pensi di poterle eludere con leggerezza. In gioco c’è un obiettivo essenziale di civiltà».

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