Una strada fra le transenne: il disagio di San Concordio

Chi vive e lavora qui è disorientato dall’assenza di certezze sul futuro del viale. A quattro mesi dal crollo ancora non si conosce il destino della pista ciclabile

LUCCA. È forse l’unico cantiere d’Italia senza “umarell”, ossia gli uomini, solitamente pensionati, che passano le loro giornate a guardare gli altri lavorare. No, qui a San Concordo di pensionati che guardano non ce ne sono, anche perché tra recinzioni, marciapiede che non esiste più, auto in sosta e auto che si muovono, non ci sarebbe lo spazio. E poi, anche perché a provare a seguirlo, è difficile capire l’evoluzione di quanto viene o non viene fatto attorno al canale Benassai e alla pista ciclabile che vi è crollata sopra lo scorso maggio. E mentre all’altezza dell’incrocio con via Puccetti gli operai sono al lavoro, visto che in questo tratto occorre ripristinare un accesso in sicurezza alla strada e al parcheggio su cui si affacciano diverse attività, nel primissimo tratto del viale tutto è ancora fermo.

«Non ci si capisce più niente – commenta Mario Giusti – che qui ha la sua bottega da parrucchiere – qua ci siamo fermati al nulla, mentre di là (dice indicando la zona a ridosso di via Puccetti ndr) stanno ricoprendo, e stanno facendo anche un buon lavoro». Poi indica il tratto, compreso fra i due crolli, dove ciclabile e marciapiedi ci sono ancora, davanti al Planet Café . È su questo tratto che non si sa ancora cosa verrà fatto, se si lascerà tutto così, o se sarà scoperto (e, nel caso se temporaneamente per rinforzare la copertura o se definitivamente): «Forse sarebbe il caso di fare una prova di carico, come su un ponte – commenta Giusti – spero che abbiano valutato bene il da farsi, anche perché se iniziano a scavare qua, questo vorrebbe dire chiudere tutte le attività che si trovano qui». Anche perché c’è un rilievo tecnico che fanno le persone che lavorano o vivono qui: in questo tratto il canale Benassai non passa esattamente sotto la pista ciclabile, ma sotto il marciapiede, con una sponda che termina proprio dove inizia l’edificio che ospita l’attività. Quindi un eventuale scavo comporterebbe diversi problemi e pericoli.


Intanto però questo limbo in attesa di lavori che non si sa se e quando verranno fatti, e come, rappresenta di per se stesso è un problema, per mancanza di posti auto e per le difficoltà anche a muoversi a piedi. «Io ormai non ho più parole, né voglia di commentare», sono le sconsolate parole di Matteo Pieri, titolare di un negozio di abbigliamento in via Puccetti che da tempo segnala gli effetti negativi sul commercio. «Il viale sta morendo – commenta Gianna Colzi, titolare dell’omonima agenzia immobiliare – mentre noi paghiamo affitti altissimi qui è tutto fermo». Non proprio tutto a dire il vero. Qualcosa che si muove c’è: le transenne, messe senza un senso apparente lungo il marciapiede, anche là dove non c’è nulla, né cantiere, né crolli. Un ostacolo che più volte chi lavora e vive qui ha chiesto di rimuovere. E sono state rimosse, ma per poco: «È stato quasi divertente – racconta un impiegato che lavora in zona – dal Comune sono venute a prenderle perché servivano per la processione. E subito la ditta è arrivata a riposizionarne altre al loro posto, anche se non capiamo a cosa servano».

Adesso c’è attesa per vertice a Firenze della Corepacu (vedi articolo a fianco), che dovrà decidere cosa fare in questo tratto di strada: «Stiamo aspettando la risposta – commenta Gennaro Amone titolare del Planet Café – se decidessero di scoprire tutto vogliamo capire come farlo senza causare problemi agli edifici».

«Poi c’è un altro problema – riprende Amone indicando i rifiuti gettati da qualche incivile nel tratto scoperto – se si apre il canale, tempo due mesi e lo trasformano in discarica».

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