Il monastero compie 80 anni

Nel 1941 il convento delle Figlie della visitazione si spostò a San Pancrazio

CAPANNORI. Compie 80 anni il monastero della Vistazione di San Pancrazio, tanto infatti il tempo trascorso dal suo trasferimento in questo luogo immerso nel verde e nella pace, situato a pochi passi dallo sfarzo delle ville monumentali tra Capannori e Lucca. Fondato nel 1610 in Francia da San Francesco di Sales, sacerdote e vescovo di Ginevra, beatificato nel 1662, e da Giovanna Francesca di Chantal, il convento delle Figlie della Visitazione (così chiamate perché le religiose visitando i poveri dovevano imitare Maria quando visitò la cugina Elisabetta portando e gioia), ha una casa anche a Lucca, in via Elisa.

Qui a San Pancrazio alcune donne hanno preso i voti di obbedienza, castità e povertà, scegliendo la clausura e la rinuncia a una vita pubblica. «La nostra è una vita semplice, all’insegna del sacrificio, della carità, dell’amore per Dio, dell’umiltà e del silenzio», racconta la Madre superiora Anna Teresa Paganucci, lucchese, nel convento dal 1963. Il monastero di San Pancrazio ha una storia lunga e particolare. Aperto nel 1827 dalla Diocesi di Pisa a San Silvestro, nel 1919 un’alluvione provocò grossi danni e si decise di cercare un nuovo posto. Nel 1941, con l’aiuto del notaio Enzo Zito Elia, si venne a sapere che i certosini avevano messo in vendita la villa del Barone Fasciotti a San Pancrazio, che ospitava le certosine sfollate dalla Francia.


«La villa era troppo lussuosa, ma il prezzo conveniente, e l’Arcivescovo di Pisa esortò la madre Margherita a non perdere quest’occasione – racconta la Madre Superiora – i sontuosi arredi che non si addicevano alle povere monache, furono tolti, vendendo quasi tutto. Col ricavato venne realizzata anche la scuola materna che nel 1983 ha cessato l’attività per mancanza di personale insegnante e non più compatibile con la vita contemplativa delle monache». Oggi il monastero di clausura è abitato da 15 monache (la più giovane sulla cinquantina, negli anni novanta erano una quarantina). La vita comunitaria è scandita da rituali ben precisi tra orazioni, vespri, la cura del giardino, le pulizie e la pubblicazione di un giornalino. Alle sorelle è concesso l’uso di Internet, e possono inviare email alle famiglie, ma sempre sotto la supervisione delle superiori.

Per entrare nell’Ordine visitandino non c’è un percorso particolare, ma «si deve credere in quello che si fa, nei valori di San Francesco di Sales, nell’amore per Dio. Entrare in un monastero non è un’alternativa alla propria vita o un modo per tirare avanti. Prima facciamo un colloquio per capire i motivi di questa scelta. Il fondatore diceva di avere un “giudizio sano». La principale attività è la preghiera unita alla manutenzione del luogo, e attività aperte all’esterno come le giornate di ritiro (la prossima il 9 ottobre). «In questi 80 anni – chiude madre Anna Teresa – sono passate tante ragazze e donne a cui Gesù ha bussato al cuore. Sono tempi difficili, di grande smarrimento, soprattutto per i giovani, ma può sempre arrivare la chiamata del Signore».

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