Addio al dottor La Selva, il medico condotto delle suore di Puccini

Si è spento all’età di 88 anni, i funerali ieri a San Concordio. Al monastero aveva raccolto aneddoti sul grande Maestro

LUCCA. Lutto a Lucca per la morte del dottor Dino La Selva, 88 anni, medico e scrittore conosciuto e apprezzato in tutta la città. I funerali si sono tenuti ieri, martedì, nella chiesa di San Concordio. Tante le persone che hanno voluto partecipare per dare l’ultimo saluto al medico e rendere omaggio ai suoi familiari. A dare la notizia era stata la figlia Maria Paola, con un post sulla sua pagina Facebook: «Il dottor La Selva, per gli amici Dino, saluta tutti e in punta di piedi se ne va».

Un messaggio accompagnato da un video con le foto di famiglia a cui hanno fatto seguito oltre 160 messaggi di condoglianze da parte di amici e conoscenti a cui la figlia ha risposto ringraziando per l’affetto dimostrato. Nato a Milano ma originario di San Marco in Lamis nel Foggiano, da anni viveva a Lucca, dove era arrivato dopo aver seguito il padre nei suoi spostamenti di lavoro. Dal 1962 al 1990 aveva svolto la professione di medico: aveva l’ambulatorio a S. Concordio, accanto a casa, e qui accoglieva i pazienti col sorriso sul volto e la gentilezza dei modi.

La Selva era stato anche medico condotto delle suore del monastero di Vicopelago. Qui aveva conosciuto suor Paolina, una delle sue pazienti più anziane, che al tempo in cui era giovane conversa, assisteva madre Giulia Enrichetta, sorella di Giacomo Puccini, già anziana e dalla salute malferma. Da quegli incontri con la monaca il dottor aveva raccolto aneddoti importanti riguardo ai rapporti tra il Maestro e la sorella. «Quando Puccini veniva a trovare la sorella – raccontava La Selva in un’intervista al Tirreno del 2016 – si metteva al piano e voleva che le cinque suore giovani si mettessero attorno a lui e lo accompagnassero col canto. Ma a suor Paolina diceva: "Peccato che tu sia stonata come un asino!" Suonando poi canticchiava e se sconfinava nel genere profano allora la sorella, che gli sedeva a fianco ed era anche lei molto esperta, lo tirava per la giacchetta e gli diceva a voce bassa ma decisa: "Giacomo! Ricorda che qui non siamo nel mondo, siamo in un monastero!"». La Selva amava parlare e raccontare storie, una passione che lo portò a cimentarsi con la scrittura e con i concorsi letterari. Alla famiglia le condoglianze della redazione del Tirreno.



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