Lucca torna a rendere omaggio al Volto Santo in Cattedrale - video

Dopo lo stop del 2020, quest’anno la processione della Santa Croce è stata limitata a settecento partecipanti, ma il significato è rimasto intatto

LUCCA. «Ci mettiamo in cammino verso il Volto Santo». La voce, dall’altoparlante, dà il via alla processione della Santa Croce. Quella al tempo della pandemia, delle limitazioni, delle disposizioni per limitare la diffusione del virus. Ma anche della volontà di esserci, nonostante tutto. E di rendere omaggio al Volto Santo.
In piazza San Frediano, le persone aspettano che il corteo parta. C’è il vessillo, poi una grande croce floreale di rose bianche, orchidee e anthurium, portata a spalla da otto persone. Le luci spente, i lumini a led come unica (o quasi) fonte di una luce fioca. Lungo le facciate, intorno alle finestre aperte con gli abitanti affacciati per vedere la processione attraversare il centro storico. Settecento persone, non di più. Un corteo ordinato che sfila da San Frediano e attraversa una via Fillungo, deserta come non mai. Al di là delle transenne, la gente osserva, i telefoni cellulari in mano per riprendere o fotografare la processione. E così nelle piazze: in piazza San Michele, piazza Napoleone, piazza del Giglio e anche piazza San Giovanni. Poi, l’arrivo in Cattedrale.

La processione di Lucca

Ad aprire la processione, dopo il vessillo e la croce floreale, le associazioni, arrivate da ogni parte della Lucchesia e anche fuori dai suoi confini. Vigili del fuoco, Croce rossa, Misericordia, Fratres, Caritas, Ultreya. E tante altre. A seguire, le autorità religiose, guidate dal vescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti. Accanto a lui, il vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, e il Capitolo della Cattedrale. A chiudere il corteo le autorità civili con in testa il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

C’è silenzio mentre il corteo sfila davanti alla cappella che custodisce il Volto Santo. Poi la corda che ne ostruisce il passaggio viene tolta per far entrare il Capitolo della Cattedrale, prima, e il vescovo Giulietti, dopo. Che si inchina di fronte al Volto Santo e bacia i piedi di Gesù. Anche il sindaco Tambellini entra nella cappella, prima che tutte le persone si dispongano sulle sedute predisposte nella Cattedrale. Giusto il tempo di una lettura delle Sacre Scritture e monsignor Giulietti sale sul pulpito. «Visto che la processione è stata più breve del solito, la predica sarà più lunga», dice il vescovo di Lucca, strappando un sorriso ai presenti. «L’interruzione dello scorso anno (la processione non ci fu, causa pandemia, ndr) è una delle ferite più sentite dalla vita della nostra comunità – precisa il vescovo – . Ma questa volta, anche se in forma ridotta perché la guardia deve restare alta, i nostri passi sono stati animati da San Frediano alla Cattedrale. Un esperimento nuovo che ci ha comunque consentito di camminare insieme, autorità religiose e civili, insieme. Queste due metà che si mostrano alla città e camminano verso il Volto Santo. Significa che il crocifisso è qualcosa che ancora unisce. La laicità non nega né disonora il contributo che i valori religiosi danno a una comunità. Valori come l’inclusione, la cura, la compassione sono simbolo di dialogo».

«Di recente – conclude monsignor Giulietti – San Martino è stato proclamato patrono del volontariato e questo, in qualche modo, rappresenta anche la storia della nostra città. Per questo, compassione e accoglienza sono le strade che abbiamo di fronte. E per percorrerle le componenti religiose e civili devono essere unite per un futuro migliore».