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Scomparso a 22 anni, la famiglia: «Noi lo aspettiamo ancora»

Rosa e Antonio Mormile, i genitori di Antimo

L’angoscia e la speranza dei genitori del giovane scomparso nel 2012

ALTOPASCIO. Sono passati quasi nove anni da quel maledetto dicembre 2012, quando si perse ogni traccia del 22enne Antimo Mormile. Nove anni che non sono serviti a rimarginare la ferita che la scomparsa ha provocato nei suoi familiari. «Da allora viviamo in uno stato di angoscia – racconta la madre di Antimo – mi sono messa a lavorare per non pensare». Un’angoscia rafforzata dall’incertezza sul destino del ragazzo. Al punto che il padre Antonio Mormile e sua mamma Rosa, alla notizia del ritrovamento avvenuto sabato mattina, non sanno nemmeno bene come reagire: da un lato se davvero quelle ossa ritrovate nel mare di Livorno corrispondessero a quelle di loro figlio avrebbero una risposta ai loro dubbi e dei resti su cui pregare. Dall’altro, però, se le analisi dimostreranno che quei resti non sono di Antimo, resterebbe la speranza di vederlo, un giorno, ritornare nella sua casa di Spianate, dove ancora oggi vivono i suoi genitori.

Ultimo di quattro figli, alto, occhi azzurri, dotato di un’intelligenza brillante, Antimo aveva studiato informatica all’università prima di iniziare a lavorare come sorvegliante alla Manifattura Tabacchi di Lucca. Ed era lì che era diretto domenica 16 dicembre, quando uscì di casa: «La sera, non vedendolo rientrare – racconta la mamma – lo chiamai al cellulare. Erano circa le 23,30. Mi disse “tra un po’ sono a casa”. Da allora sono quasi 10 anni che lo aspetto». Il giorno dopo la denuncia della scomparsa, fino al ritrovamento dell’auto con cui si era allontanato, la Fiat Punto del padre, nel piccolo parcheggio sovrastante lo specchio di mare in cui sabato sono stati scoperti i resti. Quella Punto bianca c’è ancora, parcheggiata davanti casa Mormile: «Solo lei – mormora la mamma indicandola – sa che cosa sia successo davvero ad Antimo». E proprio l’auto costituisce per i familiari uno dei tanti interrogativi legati a quella scomparsa: «Più di una volta – ricorda il padre Antonio – si era lamentato dei problemi di quella macchina. Non si fidava nemmeno a usarla per andare al lavoro a Lucca (a meno di 20 chilometri di distanza ndr), figuriamoci a usarla per arrivare fino a Livorno. C’è qualcosa che non torna».


Ieri mattina i genitori, avvertiti del ritrovamento, sono andati a Livorno («Anche se per il momento non ci è stato detto niente di particolare», spiega il padre Antonio). Sul ritrovamento però la famiglia si fa poche illusioni. Non è la prima volta, infatti, che si accende la speranza, e al tempo stesso l’incubo, del ritrovamento di resti del ragazzo. «Era già successo nel 2013 – racconta il padre Antonio, mostrando gli articoli dei giornali dell’epoca – quando sulla spiaggia dei Tre Ponti affiorò il corpo di un uomo». Anche allora fu avanzata l’ipotesi che si potesse trattare proprio di Antimo, ma i successivi accertamenti permisero di attribuire quel corpo a un trentenne di Castelfranco di Sotto, Matteo Maestri, scomparso a Calafuria nel 2011.

«Inoltre – prosegue il padre – il punto in cui sono stati trovati i resti sabato scorso erano già stati ispezionati dai sub a cui avevo chiesto aiuto pochi mesi dopo la scomparsa di Antimo, e allora non trovarono nulla». Certo, ci sono le correnti, ma quelle stesse correnti possono anche aver portato qui resti provenienti anche da molto lontano.

Così quell’angoscia, ma anche quella speranza che accompagna la famiglia Mormile da tanti anni, restano accese. E dalla famiglia arriva l’ennesimo appello: «Chiunque possa averlo visto, o sappia qualcosa, ce lo dica». Un appello ripetuto più volte, anche alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, ma, spiega il padre, «non abbiamo avuto nessuna segnalazione. E questa è un’altra cosa brutta: ci fosse almeno qualche indizio. Invece non abbiamo nulla».

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