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Il grande bluff del casinò di Bagni di Lucca aperto per soli 25 minuti: il lancio della pallina e il blitz della polizia

Alcune immagini dell’11 settembre 1981, giorno della riapertura-chiusura del casinò di Ponte a Serraglio: nella foto a sinistra alcuni giocatori al tavolo da gioco della roulette; nella foto a destra la folla che riempie la sala nei momenti che precedono il blitz delle forze dell’ordine (Foto di Amato De Paulis)

Vano fu provare a dimostrare che nello stabile Ponte a Serraglio il gioco era stato autorizzato nell’Ottocento... Ecco cosa successe quell'11 settembre del 1981 tra le 17,40 e le 18,05

È legato al blitz della riapertura del casinò municipale di Ponte a Serraglio il particolare 11 settembre di Bagni di Lucca. Mentre il mondo ricorda il dramma di venti anni fa per gli attentati dei terroristi alle Torri Gemelle di New York, a Bagni di Lucca tanti vanno con la memoria al grande bluff di quaranta anni fa, 1981, quando per 25 minuti la pallina tornò a girare nella roulette dello storico casinò prima dell’intervento della polizia, che fece cessare il gioco. L’obiettivo però non era far ripartire davvero l’attività della casa da gioco, ma riportare attenzione sulla cittadina termale, in decadenza dopo essere stata per secoli la capitale europea della villeggiatura, del jet-set e dei grandi giocatori del Regio Casinò. Sotto questo aspetto, il successo non mancò perché al blitz e a Bagni di Lucca furono dedicati oltre 6mila articoli e servizi sui media, che per settimane rilanciarono l’immagine della cittadina nel mondo. Una intuizione felice – quando ancora non esistevano telefonini, parabole e soprattutto internet – dell’amministrazione comunale dell’epoca che si avvaleva dei consigli preziosi del segretario comunale, Pierluigi Importuno, anima organizzatrice di quella fugace riapertura. Per molti anni, Importuno ha continuato peraltro a essere l’indiscusso stratega dell’amministrazione comunale.

A quaranta anni di distanza da quell’11 settembre, oggi il segretario ride di gusto al ricordo. «La data stabilita per la contrastatissima riapertura era stata indicata in realtà per il 12 settembre – dice – Ma dal ministero arrivò la notizia che il casinò sarebbe stato presidiato da un nutrito gruppo di forze dell’ordine, mandate per bloccare sul nascere un atto ritenuto illegale. Così decidemmo di anticipare il blitz di un giorno».


Alle 17 dell’11 settembre 1981 il croupier, un professionista, gettò la pallina nella roulette. «Prima della partenza, fuori del casinò c’erano comunque poliziotti che controllavano molto sospettosi. Quando videro che dentro c’era animazione e gente intorno al tavolo della roulette tentarono di entrare. Ma dicemmo loro che dovevamo sistemare e che era stato passato lo straccio umido per pulire per terra, e li invitammo ad attendere fuori la fine delle pulizie».

Il bluff resse 25 minuti, poi l’irruzione dei poliziotti fu inevitabile. Avevano mangiato la foglia e alcuni di loro si gettarono letteralmente nei locali con tanta foga che qualcuno inciampò nei tappeti e finì lungo disteso. Il gioco fu comunque fermato e la roulette sequestrata.

Gli amministratori del tempo – sindaco era il democristiano Enzo Tintori – ritengono ancora oggi di avere subìto un sopruso e, con loro, buona parte della popolazione che vedeva nella riapertura delle sale del casinò (si dice che fosse stato primo in Europa) una grande promozione per Bagni di Lucca. Atti, decreti e carte storiche alla mano, Bagni di Lucca riteneva di avere più diritto di Sanremo, Campione, Saint Vincent e Venezia a tenere aperto il Casinò. Gli amministratori nel 1981 si sentivano forti dei diritti storici e sfidarono il governo, consapevoli dei rischi a cui andavano incontro per i dinieghi, le diffide e i divieti ricevuti.

Vano fu dimostrare che al casinò di Ponte a Serraglio il gioco era stato autorizzato nell’Ottocento, quando la duchessa Maria Luisa di Borbone prima, nel 1819, e Carlo Ludovico di Borbone poi avevano organizzato il gioco nello stabile realizzato da un grande architetto parigino. L’antico Casinò Reale, inaugurato nel 1839, era stato poi chiuso definitivamente nel 1953 alla scadenza della concessione. Ma l’11 settembre 1981 ci fu il blitz organizzato dalla amministrazione comunale. La pallina ricominciò a girare alle 17,40, ma alle 18,05 la polizia fece irruzione nella sala.

«Eravamo perfettamente consapevoli – dice oggi Importuno – che la durata del gioco sarebbe stata breve. Ma l’obiettivo che ci eravamo prefissati fu raggiunto. La popolarità, la visibilità per l’accaduto, il clamore: era questo il vero scopo. Oltre 6.500 articoli furono scritti sul blitz e ci furono anche le riprese televisive effettuate dalla Rai, che noi avevamo chiamato. Era stato preparato tutto alla perfezione, i giocatori erano stati registrati e si trovavano in una sala attigua a quella della roulette. La polizia fu mandata fuori con una scusa, per poter iniziare a giocare».

Non mancarono parecchi curiosi che si unirono ai “giocatori” per seguire la pallina che girava nella roulette, prima che gli agenti fermassero tutto. Non solo nei giorni successivi, ma per anni seguirono polemiche per la discriminazione di cui Bagni di Lucca si riteneva vittima, rispetto al trattamento goduto da altre città dove l’attività dei casinò era ammessa. Ci fu un periodo in cui si profilò a livello governativo la possibilità che il gioco d’azzardo venisse riammesso: Bagni di Lucca si contese con Montecatini il teorico diritto a essere la sede della sala da gioco che poteva toccare alla Toscana. Alla fine l’ipotesi dell’autorizzazione al gioco tramontò.

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