Contenuto riservato agli abbonati

Verso lo sciopero alla Essity

Preoccupa la scelta di spostare all’estero la produzione del marchio Tempo

ALTOPASCIO. Clima teso negli stabilimenti italiani Essity, che poi vuol dire stabilimenti della Piana, visto che l’attività italiana del gruppo cartario si concentra a Porcari, Altopascio e, appena al di là del confine provinciale, a Collodi. Il motivo? Una scelta aziendale che preoccupa i lavoratori e che viene contestata dai sindacati.

«Essity ci ha comunicato l’intenzione di spostare negli stabilimenti all’estero la produzione del suo brand “Tempo” – spiegano Federico Fontanini della Fistel Cisl e Simone Tesi della Slc Cgil – mentre negli stabilimenti italiani resterà la produzione del cosiddetto private label».

Traducendo dall’anglofono linguaggio industriale il private label sarebbe il marchio privato, dove la parola privato si può intendere in entrambi i significati: sono prodotti privi di un logo proprio, forniti ad altre società private (per esempio della grande distribuzione) che gli appongono il proprio simbolo. Insomma, non sarà più qui che si realizzeranno i prodotti in tissue con su uno dei marchi più famosi tra quelli di proprietà del gruppo Essity.

Vista da fuori può sembrare solo una questione di parole: se si continua a produrre e a vendere poco importa che ciò che viene fatto abbia un nome famoso o non ne abbia affatto. Ma vista da dentro la situazione appare più preoccupante. «Il brand – evidenziano i sindacati – dà più marginalità ai prodotti a differenza del private label, dove la competizione è altissima e le marginalità sono spesso inesistenti se non addirittura a rimessa. Tutto ciò comporterebbe un impoverimento del gruppo Essity e degli stabilimenti nella nostra provincia, e porterebbe a ripercussioni non definite ma certe, a medio e lungo termine, sia sul fronte della competitività che dell’occupazione».

«In questo modo si sposta altrove un settore importante del mercato – aggiunge Tesi – lasciando in Italia quello maggiormente soggetto alle oscillazioni di mercato. Per spiegarsi meglio, in un gruppo come Essity, che conta a livello globale 46mila dipendenti, con i 1.700 destinati al private label quest’ultimo rappresenterà una produzione residuale, la prima, in caso di problemi, a essere soggetta a tagli». E tra quei 1.700 dipendenti vi saranno anche i 700 che lavorano negli stabilimenti di Porcari, Altopascio e Collodi.

Così è partito il confronto, per cercare di far tornare sui suoi passi l’azienda. Ma, continuano i sindacati, l’incontro che si è tenuto in Confindustria il 7 settembre ha invece riconfermato «la volontà del gruppo nel perseguimento di non produrre più il brand nel territorio lucchese. Abbiamo già coinvolto le istituzioni sul tema più generale legato alle multinazionali spiegando quindi agli amministratori (tra cui i sindaci di Altopascio e Porcari, il presidente della Provincia e Valerio Fabiani, consigliere politico con delega al lavoro di Giani), quelle che possono essere le ricadute».

Manifestazioni in vista dunque? «Intanto lo stato di agitazione è già stato proclamato – chiude Tesi – e siamo pronti a partire anche con gli scioperi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA