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Minucciano, stop alla cava di marmo dopo l'attentato incendiario

Incerta la ripartenza dell’attività della cava Carcaraia a Gorfigliano il 23 agosto: l’impianto è sotto sequestro

MINUCCIANO. Nuovo sopralluogo, ieri mattina, nella cava di marmo Carcaraia a Gorfigliano, nel Comune di Minucciano. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche e i vigili del fuoco sono tornati nel luogo dell’attentato commesso nella notte tra il 14 e il 15 agosto, quando ignoti hanno dato fuoco a tre mezzi (un camion dumper, una ruspa e un escavatore). L’ulteriore accertamento serviva, oltre che a individuare elementi utili all’identificazione dei responsabili, anche a capire meglio come avessero agito gli autori per mettere in atto la loro azione.

Ma il sopralluogo è servito anche alla società Acquabianca, che ha in gestione l’attività estrattiva nella cava, per fare un bilancio più preciso dei danni e, soprattutto, per vedere se chi aveva incendiato i mezzi aveva fatto altri danni non emersi nel primissimo sopralluogo.


«Da quanto abbiamo potuto constatare – viene spiegato dalla società Acquabianca – tutto il resto dell’impiantistica è a posto, ma lo stesso, il 23 agosto (data in cui avrebbe dovuto riprendere l’attività estrattiva dopo la pausa ferragostana ndr) arriveranno i meccanici per fare un controllo accurato di tutti i macchinari, prima di rimetterli in funzione».

Sotto questo profilo, ossia quello del funzionamento dell’impianto, c’è comunque ottimismo. Ma, lo stesso, non c’è certezza sulla possibilità di tornare a lavorare – come era programmato – già da lunedì. Il cantiere, infatti, al momento è sotto sequestro: «Speriamo che possa essere riaperto subito – commentano dalla ditta che gestisce la cava – perché la nostra attività si concentra soprattutto in questo periodo dell’anno. Vista l’altezza a cui ci troviamo in inverno, con la neve, è impossibile lavorare. Per questo, a parte pochi giorni a ridosso del Ferragosto, in estate non ci fermiamo mai. E se la riapertura del cantiere dovesse ritardare sarebbe un bel guaio. Anche una settimana di fermo in questo momento rappresenterebbe un ulteriore grosso danno».

E, a proposito di danni, come detto si è potuto fare un primo bilancio di quanto sia materialmente costato l’attentato alla ditta Acquabianca e alla società Service che si occupa di logistica all’interno della cava: «Indicativamente suoi 100mila euro. Chi ha agito ha incendiato i primi mezzi che ha trovato e, fortunatamente, si trattava di macchinari non nuovissimi. A quello però bisognerà anche aggiungere tutti i costi per la bonifica dell’area, perché non si tratta solo di portare via i mezzi incendiati. Ci sono tutta una serie di norme ben precise da rispettare».

Ma l’obiettivo principale resta quello di tornare a lavorare al più presto, anche da parte dei dipendenti: «Qui lavorano una decina di nostri dipendenti – spiegano dalla Acquabianca – più tre o quattro lavoratori esterni. Bisogna ripartire anche per loro. E, a questo proposito, vogliamo mandare un enorme grazie a tutte quelle persone che chi hanno chiamato e scritto per testimoniarci la loro solidarietà».

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