Lucca: «No Green pass» e rischiano il contagio

Manifestazione sul Campo Balilla: circa in mille, quasi tutti senza mascherina. Forze dell’ordine schierate per i controlli 

LUCCA. Almeno un migliaio di persone, probabilmente anche più, giunte soprattutto da fuori Lucca, ha preso parte ieri, martedì 3 agosto, dopo le 18 alla nuova manifestazione di protesta lucchese contro il Green pass, stavolta sul prato del Campo Balilla. Tante persone, ma pochissime mascherine, come è ormai e purtroppo consuetudine di queste manifestazioni, incuranti del rischio di contagi. Però no, non si vogliono far chiamare negazionisti. Lo ha detto Andrea Colombini, direttore di un festival musicale e influencer, artefice dell’iniziativa, che loro non sono per il no (che sia no vax, no mask), loro sono per il sì, ma per il «sì alla Costituzione». Quella Costituzione che, a detta di chi ieri era sul pratone del Balilla troverebbe una violazione negli obblighi imposti con l’introduzione del Green pass.

Rivendicano, gli organizzatori, la libertà: la libertà di chi il vaccino lo vuole fare, di chi la maschera la vuole indossare, ma anche quella di chi invece vuole poter muoversi senza sottostare a quelle regole. Certo, poi ci sarebbe quel concetto per cui la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro, compresa quella di proteggere la propria salute, ma questo capitolo non è stato affrontato.


Così per molti di coloro che ieri erano a manifestare saremmo all’anticamera di una sorta di dittatura, l’ormai inflazionata dittatura sanitaria, come è stata ribattezzata da chi ritiene ingiuste, se non appunto anticostituzionali, le regole adottate per contrastare la pandemia. Una convinzione che porta a paralleli, quanto meno di pessimo gusto, con l’Olocausto, come se il non poter entrare in un ristorante perché privi di Green pass fosse come essere costretti a salire su un vagone piombato direzione Auschwitz. Così c’era chi, sulla maglietta, sfoggiava la stella gialla di David utilizzata dai nazisti per identificare gli ebrei, oppure chi indossava la maschera con i personaggi di Maus (il fumetto di Art Spiegelman dedicato alla tragedia della Shoah).

Un paragone però rivendicato, dal microfono, da Colombini, il quale, rispondendo alla senatrice Liliana Segre (che contestava proprio il parallelo con l’Olocausto) cita Primo Levi e la sua frase – riferita proprio alla Shoah – per cui «se è successo una volta può succedere di nuovo».

Colombini ha cercato di smentire la politicizzazione del movimento («Non siamo estrema destra, non siamo estrema sinistra, siamo per il no al Green pass»), ricordando come anche l’ex sindaco di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, sia sulla loro stessa lunghezza d’onda. L’influencer ha chiuso il suo intervento citando Winston Churchill e la frase (We shall fight, noi combatteremo) con cui aveva dato il via alla resistenza britannica contro la Germania nazista, fino alla vittoria. Allo stesso modo, dunque, si vuole dare il la alla resistenza (pacifica, è stato ribadito più volte) all’obbligo del Green pass. Un via che per gli organizzatori parte da Lucca e che ha anche un suo inno musicale. Puccini ovviamente, e la sua aria “Nessun dorma”, che chiude appunto con “all’alba vincerò”. Come se non bastasse, presenti anche diverse bandiere del movimento Ancora Italia per la sovranità democratica, che tra i suoi fondatori ha anche il noto filosofo Diego Fusaro, uno dei tanti personaggi intervenuti ieri. Schierate per i controlli le forze dell’ordine, polizia e carabinieri. —

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