Cecchini: «Euroansa, radici a Lucca e una rete in tutta Italia»

L’ascesa della società di mediazione del credito, che vuole crescere ancora

LUCCA. 28,7 milioni di fatturato nel 2020, un utile di esercizio pari a 3,2 milioni. E poi oltre 700 collaboratori. Non stiamo dando i numeri, ma solo riportando qualche cifra dell’Euroansa, società di mediazione del credito nata nel 2004 a Lucca su iniziativa di quattro amici, prima che professionisti: Ansano Cecchini (presidente), Olivia Bernacchi (direttore commerciale), Mario Monzo (direttore generale) e Luca Fini (direttore amministrativo). E, negli ultimi anni, si è aggiunto come partner Immobiliare.it.

Dietro a quei numeri e a un mondo fatto giocoforza di statistiche, bilanci e previsioni, c’è però la storia tutt’altro che rigida e noiosa di chi Euroansa l’ha inventata. Ed è proprio la persona che oggi ne ricopre il ruolo di presidente, Ansano Cecchini, nato a Lucca 52 anni fa e con un passato da sportivo sulle piste da sci.


Cecchini, è natoper questo lavoro?

«In realtà mi sono laureato in giurisprudenza a Camerino, dando l’esame da avvocato a Reggio Calabria, e iniziando a lavorare nello studio Cecconi, uno dei più importanti a livello penale a Milano».

Ed Euroansa come nasce allora?

«Nasce nel 2004, un po’ per caso, come sempre avvengono le cose. La mia volontà era di fare l’imprenditore più che il libero professionista. Eravamo già allora noi quattro soci, io, Luca, Mario e Olivia che è anche mia moglie. Credo che le società per funzionare debbano partire da un’alchimia particolare. E fra noi c’era, anche se venivamo da esperienze di vita e di lavoro diverse. Io facevo l’avvocato, Luca l’amministratore di una cartiera, Mario aveva studiato alla Bocconi e Olivia gestiva due punti Snai».

Perché nasce Euroansa?

«Da avvocato avevo iniziato a capire le esigenze della gente. Soprattutto che le persone, nelle decisioni importanti della propria vita, hanno bisogno di un riferimento. E se tu sei bravo a indicare la strada giusta alle persone, è molto semplice fare il nostro lavoro. Viviamo in una società dove tutto è molto veloce, soprattutto per i più giovani. Tutto è alla portata di mano e si tende a non approfondire nulla. Così facendo, si tende a non prendersi responsabilità quando c’è da fare una scelta importante, come ad esempio l’acquisto di una casa. Ecco perché il nostro è un mercato dal potenziale enorme. Fra l’altro lo sa cosa succede in Inghilterra?»

Mi dica.

«Lì il funzionario del credito lo paga lo Stato, perché se nelle decisioni importanti ci si fa seguire da un professionista serio e qualificato, poi si sta meglio nel resto della vita. È un po’ come affidarsi a uno sciamano oppure a un medico vero e proprio. Euroansa è nata a Lucca ma ora ha circa 200 uffici in Italia, oltre 700 collaboratori, è la seconda società del settore e quella nettamente più in crescita e che si rinnova di più».

Perché è nata a Lucca?

«Perché io vivo qui. E perché se fai bene a Lucca, è più facile fare bene anche in altre parti. Perché nelle realtà provinciali non ti nascondi. Qui ti conoscono, ti giudicano e vieni pesato nel lavoro che fai. Certo, il mercato di Milano o Roma è diverso, ma anche Lucca è un’opportunità».

Proprio nel corso della pandemia siete cresciuti e avete registrato cifre importanti.

«Il Covid è stato molto impattante. È stato il classico cigno nero. Ci siamo accorti che, dopo aver costruito tanto, tutto può finire dalla mattina alla sera. Nell’ambito del nostro lavoro, le persone hanno iniziato a ragionare per priorità. La casa, all’interno della famiglia, è il centro. Prima del Covid, per capirsi, si tendeva ad affittare e al concetto di proprietà veniva dato meno valore. Ora si è creata una nuova aspettativa sulla casa. E poi c’è da dire anche un’altra cosa».

Prego.

«Che noi abbiamo avuto la fortuna di affrontare la crisi con serenità, perché l’azienda andava bene, aveva liquidità. E i nostri collaboratori erano tranquilli, con alle spalle un’azienda forte».

Se non avesse fondato Euroansa, cosa avrebbe fatto nella vita? Avrebbe continuato a fare l’avvocato?

«No. Non credo. Sono appassionato d’arte. Forse qualcosa in quel ramo. A dire il vero, sono tante le cose che mi piace fare».

Ecco, quali sono i suoi hobby?

«Amo la pittura antica e anche quella contemporanea. Al di là di tutto, però, mi piace fare l’imprenditore e avrei comunque fatto attività d’impresa. Il Covid, fra l’altro, a noi imprenditori ha insegnato tanto».

Cosa esattamente?

«Intanto che non ti puoi mettere a sedere neanche un secondo. E che occorre rinnovarsi. Se non fai qualcosa di diverso, continuamente, soprattutto quando le cose vanno bene, sei morto».

Come si vede tra dieci anni?

«A me piace pensare in grande. Diciamo che mi vedo bene. Adoro sognare in prospettiva e sono convinto che Euroansa sia una rete destinata a crescere. Anche perché una rete che non cresce, muore. Quindi ci sarà una crescita costante. E diventeremo un riferimento nel mercato. Già siamo secondi, l’obiettivo è diventare la prima realtà del settore. Quello che voglio io è, però, ancora un’altra cosa».

Cioè?

«Il vero obiettivo è avere un’azienda che duri nel tempo. Io, magari, non riuscirò a vederne i frutti, ma questa è la speranza. Che continui, che resti dopo di me».

Un pensiero raro in un mondo che guarda all’immediato.

«È vero, ma ritengo che sia grave per un imprenditore non pensare in prospettiva. Ripeto, soprattutto quando le cose funzionano. Perché quando vanno male è normale tendere a fare quello che fa guadagnare di più. Sei obbligato a farlo. La vera forza della mia azienda è che siamo bravi nella comunicazione. Sia con i dipendenti che sul mercato. Posso fare un esempio?».

Certamente.

«L’altra sera ho chiamato il servizio Amazon per una cosa che doveva arrivarmi. Dopo un po’ che parliamo, la persona al telefono mi chiede di darle il mio numero. Così mi avrebbe avvertito direttamente. Ecco, questo è il motivo per cui Amazon è la prima azienda al mondo. Le persone in Euroansa devono rappresentare questo. Se vado a fare colazione la mattina, non vado nel bar più bello, ma vado dove mi sorridono. Dove c’è un rapporto umano diverso. È così che siamo cresciuti più del 40 per cento negli ultimi cinque anni, ed è pure il motivo per il quale abbiamo il partner immobiliare più forte sul mercato. In un mondo iperveloce, va data attenzione ai rapporti umani, alle relazioni. Altrimenti si va a fondo».

Ha un sogno?

«Ne ho tanti. Sono un grande sognatore io. La felicità è quando costruisci qualcosa e lo vedi crescere. È vivere quello che fai, e voglio continuare a vivere in questo modo per tanti altri anni ancora».

Cecchini, lei è felice?

«Molto. Sono libero, tranquillo e felice». —

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