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Crac Lucchese, in quattro sotto accusa

La procura chiude le indagini sul fallimento del club nel giugno 2019. Distratti anche gli incassi di alcune partite di calcio


LUCCA. A due anni dall’ultimo crac della Lucchese – il terzo in ordine di tempo negli anni Duemila – la procura ha chiuso le indagini sul fallimento della squadra di calcio cittadina e ha individuato quattro persone al vertice dell’As Lucchese Libertas 1905 srl in veste di amministratori di diritto o di fatto del club rossonero, finite sotto accusa per il reato di bancarotta semplice e documentale. L’avviso di conclusione delle indagini riguarda Arnaldo Moriconi, 78 anni, di Ponte a Moriano, per procura e fiamme gialle amministratore di fatto della società; Aldo Castelli, 63 anni, romano, amministratore di diritto della Lucchese dal 20 aprile 2019 al 28 giugno dello stesso anno quando il tribunale dichiarò fallito il club; Carlo Bini, 77 anni, di San Macario, amministratore delegato della società rossonera nel periodo che va dal 6 marzo al 7 giugno del 2018 e per un giorno, quello del passaggio delle quote ai «romani», dal 27 al 28 dicembre 2018 e Umberto Ottaviani, 71 anni, romano, amministratore delegato della Lucchese dal 28 dicembre 2018 al 19 aprile 2019. Stando all’accusa i quattro avrebbero distratto gli incassi di quattro partite di calcio giocate al Porta Elisa: Lucchese-Pistoiese 1-0 del 20 gennaio 2019 (800 spettatori paganti); Lucchese-Alessandria 2-2 del 28 gennaio 2019 (quella della famosa testata di mister Giancarlo Favarin al secondo dei grigi, Gaetano Mancino); Lucchese-Gozzano 0-0 del 10 febbraio 2019 (quella dei calcinacci caduti dall’alto della tribuna coperta) e infine Lucchese-Virtus Entella 1-1 del 17 febbraio 2019. L’ammontare del denaro sottratto al club nelle quattro partite? La miseria di 23.879 euro. Stando all’accusa però il 30 marzo 2019, alla vigilia della trasferta di Olbia, i quattro indagati avrebbero sottratto il denaro in cassa risultante dalla scheda contabile e pari a circa 49mila euro. Sempre secondo la procura – l’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Lucia Rugani – i quattro indagati sono accusati di aver aggravato il dissesto societario astenendosi dal richiedere il fallimento a fronte a gravi perdite riportate dalla società nel periodo che va dal 2015 (presidenza Andrea Bacci) al 2018. Perdite per complessivi tre milioni e 241mila euro che avevano comportato la perdita del capitale sociale con plurime ricostituzioni e che veniva nuovamente azzerato dalle perdite. Dal 30 settembre 2018 – ultima stagione nei professionisti – Moriconi, Bini, Ottaviani e Castelli non rilevavano la perdita di capitale e l’evidente stato di insolvenza e non facevano richiesta di fallimento aggravando il dissesto della società che la Guardia di Finanza valuta in almeno 1,6 milioni. Ma il curatore fallimentare Carlo Del Prete sostiene che ad oggi il passivo sia di circa 2,5 milioni: un milione 986mila muniti di privilegio, 514mila chirografari. Il professionista stima che il buco complessivo raggiungerà circa 3 milioni.

Moriconi e Bini sono accusati anche di bancarotta fraudolenta preferenziale. Per l’accusa i primi due – in veste di amministratore di fatto e amministratore unico – per favorire un creditore eseguivano pagamenti alla società Telnet System srl (riconducibile alla famiglia Moriconi) di due fatture emesse il 30 novembre 2018 a carico dell’As Lucchese Libertas per 112mila euro relative alla fornitura di un sistema di sicurezza (sala Gos videosorveglianza) effettuata nel 2014. Lo stesso reato è attribuito a Moriconi e Ottaviani – amministratore di fatto e di diritto – in quanto prima del fallimento per favorire alcuni creditori eseguivano pagamenti alla società Dulama Sebastian Costantin (15 febbraio 2019, 19mila 400 euro) a saldo di una fattura emessa dalla Lucchese per lavori su pozzetti e sistemazione dello stadio, all’impresa Termoidraulica (15 febbraio 2019, 10.690 euro) per lavoro alla pompa del campo e sostituzione delle tubazioni agli spogliatoi e infine il pagamento all’impresa «T Con srl» effettuato il 18 febbraio per 14mila 640 euro legato a consulenza sino al 31 dicembre 2018 concernente la polizza fideiussoria da sostituire. —

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