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La Corte gli riconosce la malattia professionale ma l’operaio è già morto

Una sede Inail, l'Istituto nazionle assicurazione infortuni sul lavoro

Riconosciuta una malattia ematica legata alle onde elettromagnetiche. La Cgil: una sentenza finora unica nel suo genere. Accertata l’esistenza di una malattia professionale mai riconosciuta prima

Ha combattuto per anni ma non ha potuto avere la soddisfazione di vedere la vittoria perché nel frattempo è morto. È la storia di un operaio lucchese al quale è stata riconosciuta una malattia professionale da una sentenza della Corte d’Appello. La pronuncia, resa nota ieri dalla Cgil, risale al 21 maggio quando la Corte d’Appello di Firenze - spiega il sindacato - «ha riconosciuto una grande vittoria all’Inca-Cgil della provincia di Lucca e ai lavoratori. Con una sentenza finora unica nel suo genere, è stata accertata l’esistenza di una malattia professionale mai riconosciuta prima. Gli assistiti, vittime di questa patologia, ottengono così il diritto di ricevere un indennizzo proporzionato al grado di menomazione, pari all’85% degli arretrati, oltre al diritto alla rendita ai superstiti riconosciuto al coniuge».

La vicenda inizia nel 2011 «quando un nostro assistito, all’epoca 62enne, si rivolse al patronato Inca Cgil di Marlia per ottenere assistenza nel riconoscimento di quella che reputava una malattia causata dal suo precedente lavoro. Si trattava - racconta la Cgil - di mieloma multiplo micromolecolare, secondo lui derivato dall’esposizione a onde e campi elettromagnetici generati dai piloni dell’alta tensione. L’uomo, infatti, aveva lavorato alle dipendenze di Enel dal 1974 al 2005: nel corso degli anni si era occupato di installazione e manutenzione di apparecchiature e infrastrutture telefoniche, impianti di alimentazione, macchine di teleoperazione e telecontrollo, apparati di trasmissione e organi di accoppiamento ad onde convogliate, apparati di radiotrasmissione Vhf, ponti radio Uhf e ponti radio Shf».

«Gli apparati a onde convogliate (Ocv) erano stati prevalentemente installati presso linee elettriche ad alta tensione, in situazioni di presenza di un forte campo elettromagnetico - spiega ancora la Cgil - Messa in servizio, collaudo e manutenzione dei ponti radio si erano svolte prevalentemente presso ripetitori, in cui erano installati numerosi rice-trasmettitori Vgf, Uhf e Shf, che localmente provocano un forte inquinamento elettromagnetico».

L’ex operaio dell’Enel aveva quindi richiesto, tramite l’aiuto dell’allora responsabile dell’ufficio Inca di Marlia, Patrizia Bertoncini, e del medico legale Silvia Baldi, «il riconoscimento della malattia professionale, vedendolo però respinto. È stato così costretto a ricorrere a un’azione giudiziaria, promossa con il patrocinio dell’avvocata Carla Genovali davanti al Tribunale di Lucca. In questa sede la sua causa è stata unita a quella delle vedove di due colleghi che come lui avevano lavorato per buona parte della vita per l’Enel, e che nel frattempo erano deceduti per malattie analoghe».

L’Inail «ha però continuato a contestare le pretese e, nonostante due perizie (una ambientale e l’altra scientifica) favorevoli agli argomenti dei tre lavoratori, il Tribunale ha rigettato la domanda basandosi su una terza perizia (medico legale) negativa».

La causa è stata quindi portata davanti alla Corte d’Appello di Firenze, dopo che tutti e tre i casi sono stati seguiti da vicino da Baldi.

La Corte d’Appello di Firenze, «di fronte alla documentazione depositata e soprattutto alla luce delle perizie, sia ambientale che scientifica, precedentemente ignorate, ha dato per assodata la sussistenza del nesso causale. Ha quindi incaricato un nuovo consulente tecnico di valutare l’entità dei danni riportati dai tre operai, il quale ha riconosciuto la sussistenza delle malattie professionali denunciate».

La Corte - sottolinea il sindacato - «ha pertanto condannato l’Inail a corrispondere gli indennizzi spettanti. Si è trattato del primo riconoscimento giurisprudenziale riguardante malattie ematiche causate dall’esposizione alle onde elettromagnetiche». L’unica amarezza che rimane agli operatori del patronato Inca Cgil, al medico legale Silvia Baldi e all’avvocato Carla Genovali, «è dovuta all’impossibilità di condividere la soddisfazione per tale risultato con il proprio assistito storico. Purtroppo, infatti, poco prima della pronuncia della sentenza, il promotore della causa è deceduto a causa della malattia professionale denunciata». -© RIPRODUZIONE RISERVATA