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Imprenditore di successo a 27 anni: il sistema brevettato, i clienti top e ora il "controllo" del Colosseo

Ferdinando Frediani

La storia “Move Solutions”, società fondata da un lucchese: «Avviare una start-up per fare soldi significa perdere in partenza»

LUCCA. Lo sguardo verso il futuro ha un viso circondato da riccioli bagnati: «Sono stato a fare surf a Marina di Pietrasanta. Un’ora, stamani presto, prima di venire al lavoro».

Il futuro di cui parla Ferdinando Frediani, giovane imprenditore lucchese nel settore dell’elettronica per le telecomunicazioni, è quello della Toscana. «Ho vissuto un anno in America e mi viene spontaneo fare il paragone con la Silicon Valley». Un paragone improponibile? «Affatto. Abbiamo il mare e i monti a distanza ravvicinata, sapere e tradizioni. Aziende con idee innovative che si stanno imponendo sul mercato. Potremmo diventare fortissimi».


La sua azienda ci prova. Facciamo due conti. Ferdinando compirà 27 anni il 5 agosto. L’ha fondata poco dopo la laurea in Ingegneria elettronica a Pisa, nel 2017. Aveva 23 anni. Un’avventura iniziata grazie al sostegno di un gruppo di amici e co-finanziatori, appassionati come lui di elettronica: Gilberto Braglia, Gabriele Corsi, Marco Colzi, Ansano Cecchini, Mario Monzo, Luca Fini, Olivia Bernacchi. L’intero team di “Move Solutions” è composto da dodici giovani ingegneri, con competenze trasversali ed esperienze accademiche differenti, che si occupano di ricerca e sviluppo. Fra i partner Bosch, A2A, AvMap (fornitore Toyota). Tra i clienti italiani Autostrade, Salt, Autovie venete, Anas, Protezione civile, Img. Ed è proprio grazie a un bando vinto da Img che Move Solutions si è vista affidare il monitoraggio dell’anfiteatro più grande del mondo con i suoi innovativi sensori wireless: il Colosseo.

Non si tratta di videosorveglianza, specifichiamo subito. Qui si parla di monitoraggio strutturale. Il core business aziendale è il sistema brevettato Deck. Unico sul mercato, di piccole dimensioni, completamente senza fili: «Misura con una precisione del centesimo di millimetro e ha un’autonomia energetica di circa due anni. I dati registrati vengono trasmessi da remoto su una piattaforma Cloud, dove vengono elaborati e analizzati applicando sistemi di statistica avanzata tramite algoritmi predittivi». I vantaggi sono evidenti anche a un profano: «Ha un costo competitivo, circa cento volte in meno degli attuali prezzi applicati sul mercato, perché siamo riusciti a saltare i passaggi della filiera. A livello di sistema poi, per installare una struttura cablata possono volerci mesi, qui pochi giorni». Il brevetto Deck è stato depositato tre mesi prima della tragedia del ponte Morandi. «No – conferma Frediani – non è un’idea nata dopo il crollo del ponte, l’avevamo avuta prima».

I ponti, gli edifici, a maggior ragione i monumenti storici, hanno bisogno di una sorveglianza strutturale: Move Solutions cerca di capire quando questi “vecchietti” entrano in una fase complicata della propria vita. Il monitoraggio attraverso sensori senza fili nel caso del Colosseo, ha risposto a una richiesta ulteriore del committente: «Le Belle Arti non avrebbero mai potuto cablare un dispositivo di sicurezza visibile». Con la metropolitana C che passerà intorno alla quarta meraviglia del mondo controllare vibrazioni e staticità del Colosseo sarà indispensabile negli anni a venire.

Quella di Frediani per l’ingegneria elettronica è una passione maturata sin da quando era un bambino. Il padre Franco, imprenditore, e la madre Mina Martini, professoressa universitaria di Veterinaria, l’hanno sostenuto, accogliendo richieste che forse altri genitori sarebbero stati timorosi di assecondare anche avendone la possibilità: «A 16 anni – spiega Ferdinando (il nome, sì, è quello del nonno, ndr) – sono voluto andare a studiare in un liceo americano. Ho passato un anno a Connellsville, in Pennsylvania. A più di mille metri di altitudine, a dieci minuti dagli impianti sciistici. Partivo alle quattro del mattino per andare a scuola. È stato un anno importante». Ha imparato l’inglese, che parla fluentemente, ha iniziato a progettare software: «In America ho conosciuto alcuni dei miei futuri soci».

Cosa vuol dire per un giovane di 23 anni, l’età che aveva quando fondò la società, mettersi a fare impresa? «Ci sono tante maniere di fare impresa – risponde – È chiaro che non siamo la Silicon Valley, ma cosa manca potenzialmente alla Toscana? Io ho trovato dei soci, sono stato fortunato. Dei soci che, peraltro, sono amici. Ma siamo ragazzi uniti da una passione. Vedo tanti coetanei che avviano una start up pensando a un’idea imprenditoriale in voga, a quale sarà la possibilità di maggior guadagno. Il mio lavoro non mi lascia giorni liberi, ho preso e prendo tante porte chiuse in faccia. Devo convincere un committente a scegliere me invece di Microsoft o Ibm. La passione per quello che faccio e che posso sviluppare mi prende completamente. Non mi pesa». Lo avvolge talmente tanto che – me ne rendo conto alla fine da un’occhiata furtiva in basso – mi ha concesso l’intervista con le infradito ai piedi. —

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