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I furbetti del reddito di cittadinanza: dopo le denunce di carabinieri e finanza ecco quelle dell’Inps

In provincia di Lucca si parla di svariate centinaia di violazioni: i nominativi saranno trasmessi alla Procura

LUCCA. Le denunce per il reato di truffa commessa al fine di ottenere il reddito di cittadinanza rischiano di invadere le segreterie dell’ufficio requirente del tribunale di Lucca. Perché oltre ai casi – una cinquantina quelli già giunti a destinazione riguardo alla violazione dell’articolo 7 della legge che regola l’ammissione al beneficio statale – raccolti dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Lucca che, indagando sull’impiego di lavoratori in nero nel periodo giugno 2020-giugno 2021, hanno individuato e denunciato 22 persone che percepivano il sussidio statale pur avendo un’attività lavorativa e ai circa cinquanta casi, emersi dalle indagini dei militari della Compagnia della Guardia di Finanza, relativi a dichiarazioni mendaci di soggetti che già percepivano un sussidio o una pensione minima, ecco che nelle prossime settimane sono attese una lunga serie di denunce per false indicazioni od omissioni di informazioni, anche parziali, dei dati riportati nell’autocertificazione condizione necessaria per l’ammissione al beneficio.

Si parla di svariate centinaia di violazioni (ma il numero potrebbe aumentare e avvicinarsi a mille) della legge sul beneficio del reddito di cittadinanza riscontrate dall’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) che, attraverso comparazioni incrociate con le varie banche dati, avrebbe pizzicato i cosiddetti «furbetti del reddito garantito» cioè del contributo economico erogato dalle amministrazioni locali alle famiglie dei cittadini meno abbienti. L’Inps – attraverso l’accesso all’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) che deve essere inferiore ai 9.360 euro annui e il riscontro sulla cittadinanza italiana o europea (residenza nel nostro Paese da almeno dieci anni) – starebbe per trasmettere in procura i nominativi di percettori di reddito di cittadinanza che non avevano diritto del compenso.

Al di là delle conseguenze immediate con lo stop all’erogazione del reddito di cittadinanza e alla restituzione della somma di denaro percepita, ci sono le conseguenze di natura penale. Perché il legislatore ha previsto pene severe con tanto di passaggio davanti al giudice delle indagini preliminari. Infatti il comma 1 dell’articolo 7 della legge sul reddito di cittadinanza punisce con la reclusione da due a sei anni chi, al fine di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, dichiara il falso o produce documenti falsi o omette informazioni dovute. Mentre il comma 2 prevede che sia punita con la reclusione da uno a tre anni la mancata comunicazione entro certi termini di variazioni del reddito, del patrimonio o di altre informazioni che potrebbero far ridurre o revocare il beneficio economico come, ad esempio, l’assunzione a tempo parziale, determinato o indeterminato in un’azienda pubblica o in un’impresa privata o l’acquisizione di un vitalizio o di una pensione.

L’ultimo caso lucchese di violazione delle norme che riguardano il reddito di cittadinanza coinvolge un pensionato di 75 anni residente a S. Anna. Stando agli accertamenti delle fiamme gialle, al fine di ottenere il beneficio statale ometteva informazioni fondamentali per l’erogazione o meno del reddito di cittadinanza. Nella dichiarazione sostituiva unica presentata il 25 marzo 2019 nel quadro con denominazione «trattamenti e spese» non indicava il reddito di pensione sociale percepita dall’Inps per l’anno d’imposta 2017 pari a 6.524 euro annui. In quel modo percepiva indebitamente 10.710 euro nel corso di un anno come reddito di cittadinanza. La procura ha chiuso l’indagine e adesso, se la difesa entro venti giorni non produrrà memorie o documenti a favore del suo assistito, procederà con la richiesta di rinvio a giudizio di fronte al gup. —

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