Il Teatro del Giglio riapre e fa subito il tutto esaurito

Per l’inaugurazione dopo la pandemia, la prima assoluta dello spettacolo di Boni.  È stato anche il debutto delle nuove poltroncine e del nuovo assetto dopo i lavori

LUCCA. Tutto esaurito ieri sera, domenica 13 giugno, per la serata della prima assoluta de “L’uomo che oscurò il Re Sole - vita di Molière”, interpretato dall’attore Alessio Boni, ma anche per la riapertura del Teatro del Giglio dopo la pandemia e dopo un massiccio intervento di ristrutturazione. Sono state cambiate tutte le poltroncine, realizzata una nuova buca (idraulica) per l’orchestra, è stato migliorato il palcoscenico e i bagni sono adesso completamente ristrutturati.

Il teatro si è così ripresentato alla città sfolgorante e incantevole. E così, entrare, per il pubblico, è stata una doppia emozione, conquistata dopo la fila per l’ingresso scaglionato e il controllo delle temperature. Per la prima assoluta dello spettacolo, la capienza attuale del teatro del Giglio (trecentocinquanta posti, pari alla metà di quella reale, di settecento) è stata riempita.


Del resto, le aspettative non erano andate deluse neanche sabato sera, il giorno della riapertura del teatro per la prova generale dello spettacolo prima della prima di ieri. I motivi della larga partecipazione del pubblico registrata anche sabato si sono mostrati in modo evidente.

Dopo oltre un anno, finalmente le persone tornavano a sedersi in platea e nei palchetti per assistere di persona a uno spettacolo in presenza, anche se con un numero limitato di spettatori e con i dovuti controlli per la sicurezza, come richiesto dalle normative anti Covid.

Ma era anche l’occasione per vedere con i propri occhi la metamorfosi della struttura, dopo i lavori di restauro che l’hanno resa molto più moderna e funzionale, grazie anche all’impiego di sofisticate tecnologie che permetteranno fantastici “giochi di prestigio” durante spettacoli di prosa e lirica.

A dare la spinta decisiva alla corsa alla biglietteria per accaparrarsi il posto migliore, è stata soprattutto la proposta di spettacolo dell’ente teatro per la riapertura del luogo della cultura per eccellenza della città, ovvero “L’uomo che oscurò il re Sole - vita di Molière” di Francesco Niccolini. E anche del protagonista della performance, l’attore Alessio Boni, uno degli interpreti più apprezzati sulla scena teatrale, al cinema e nelle fiction televisive. Sul palco anche il musicista Alessandro Quarta che ha incantato il pubblico con gli intermezzi musicali, magistralmente eseguiti al pianoforte e con violino Stradivari.

È stato, anche sabato, un tutto esaurito in poche ore. Polverizzati i trecentocinquanta posti a serata «ma sarebbe stato tutto esaurito anche a pieno regime – afferma l’avvocato Gianni Del Carlo, amministratore unico del teatro – per la qualità dell’offerta e perché, dopo tanto tempo, c’è voglia di tornare e vedere dal vivo ciò che finora abbiamo potuto seguire solo in video. C’è voglia di normalità, insomma. E il teatro è una straordinaria normalità, come testimonia il pubblico che abbiamo visto entrare con la gioia e la speranza negli occhi».

In effetti, il clima delle due serate è stato carico di entusiasmo ed emozioni. Per le ritrovate abitudini e la possibilità di uscire e incontrare di nuovo gli amici. Perché le signore hanno finalmente potuto indossare abiti eleganti e sfoggiare gioielli che giacevano da tempo nel cassetto, dopo essere passate sotto le mani del parrucchiere. Mise classiche anche per gli uomini, prevalentemente in giacca e cravatta e con qualche minuscolo accessorio di contorno. Per distinguersi o soltanto per sentirsi più affascinanti, nella serata che segna il ritorno a quella normalità che tutti si augurano debba palesarsi al più presto.

Forse l’emozione più grande è stata quando è calato il sipario e i protagonisti, travolti da una pioggia incessante di applausi, hanno ringraziato il pubblico, mentre in sala si accendevano le luci.

In quell’istante si sono visti molti occhi lucidi e sguardi che si rincorrevano, quasi increduli di trovarsi laddove, fino a un anno fa, era normale esserci. E riprendersi quella vita che la pandemia ha minacciato di cancellare. —

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