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Garage privati e permessi, è caos nel centro di Lucca

Rinnovo difficile per chi ha un posteggio privato nel centro storico di Lucca

LUCCA. Parcheggi privati in centro storico, è caos permessi per la zona a traffico limitato (ztl): un migliaio le persone che non riescono a rinnovare l’autorizzazione per problemi di natura catastale e contrattuale. A far scoppiare la bomba è il Pams, il nuovo Piano della mobilità e della sosta in centro storico, entrato in vigore il 1° giugno. Un piano che cambia diverse cose in una materia – quella dei parcheggi dentro le Mura – incandescente, vista che la penuria di stalli (soprattutto per residenti e lavoratori).

Per questo motivo, molti proprietari di fondi sfitti e posti al pian terreno nel corso degli anni hanno deciso di trasformarli in garage privati. Lo hanno fatto per le proprie autovetture o per quelle di familiari che non vivono più a Lucca ma vi hanno mantenuto affetti e proprietà. Ma qualcuno ha anche pensato di affittare i posti di cui non aveva bisogno dietro la corresponsione di somme più o meno cospicue. E il business non manca: dato che la domanda è alta e l’offerta scarsa, si può arrivare a pagare fino a 250 euro al mese per un posto auto. Quasi il costo di un miniappartamento. Con l’entrata in vigore del nuovo Piano della mobilità e della sosta, però, questo genere di situazioni spesso nate in modo spontaneo, poco regolamentato e talvolta sommerso, sta venendo a galla con i problemi che si porta dietro. Lo si scopre adesso perché Metro ha introdotto una nuova tipologia di tagliandi: sono formato tessera e dotati di chip per monitorare ingressi, uscite e tempi di permanenza dentro la zona a traffico limitato. A giugno tocca ai titolari di permessi “Garage non residenti” (categoria N) ritirare il nuovo tagliando, mentre a luglio sarà la volta degli A5, ovvero “Garage residenti”. E qui è sorto l’inghippo. Rispettando le indicazioni del Pams gli addetti di Metro chiedono alle persone che hanno preso in affitto un parcheggio da un privato il contratto e una planimetria dell’area destinata alla sosta con tanto di misure e numero di stalli. Prima non era necessario: bastava presentare la dichiarazione del proprietario dell’area e il gioco era fatto. Ma così facendo il titolare di una resede di pochi metri poteva chiedere anche dieci permessi, con la conseguenza che le vetture entravano legalmente nella ztl ma poi parcheggiavano negli stalli gialli destinati ai residenti perché il parcheggio privato non aveva spazi sufficienti. Inoltre, non tutti i parcheggi in affitto risultavano registrati con contratto. Infine è sorto anche un problema di natura catastale: «Non ci rilasciano i permessi perché l’area destinata a parcheggio non figura al catasto come C6, ovvero garage. Pertanto dovremmo fare un cambio di destinazione d’uso e pagare anche gli oneri di urbanizzazione», racconta il proprietario di una di queste aree.


Il problema è diffuso, proprio perché la maggior parte delle aree destinate a parcheggio in precedenza erano occupate da esercizi commerciali, bar, negozi o officine che ovviamente hanno un diverso codice catastale. Insomma, una questione complessa di cui in molti si sono già lamentati con l’amministrazione comunale. Da Metro fanno sapere che per avere il permesso è sufficiente anche una “planimetria quotata” (ovvero con indicazione della superficie disponibile, degli stalli di sosta e delle corsie di manovra) redatta da un geometra in cui non è indicata la categoria di destinazione. Ma se, invece, si presenta la planimetria del catasto e la categoria indicata non è quella prevista per i garage, il permesso non può essere rilasciato da Metro. Una questione piuttosto spinosa e soprattutto nuova, che di sicuro continuerà a far discutere e su cui sia la società dei permessi sia i richiedenti devono ancora prendere le misure. —

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