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Operaio ucciso da un pezzo di gru, imprenditore dal giudice

Imputazione coatta per l’amministratore della Rm Fornaciari dopo che la procura aveva chiesto l’archiviazione a causa della leggerezza commessa dalla vittima  

ALTOPASCIO. Un operaio morto sul lavoro al centro di una complessa vicenda processuale – che potrebbe concludersi entro fine anno con una sentenza emessa dal gup nel corso di un’udienza camerale – con la vittima che avrebbe tenuto un comportamento irrazionale tagliando i tiranti di collegamento tra il braccio e la struttura anziché quelli laterali e causando di fatto il crollo della parte centrale della gru che avrebbe dovuto demolire.

Per la morte di Marco Viviani, 52 anni, di Segromigno in Piano, sposato e padre di due figli, dipendente della ditta Rm Fornaciari, deceduto il 7 gennaio 2020 mentre lavorava allo smontaggio di un braccio meccanico arrugginito all’interno di un cantiere in Corte Marchetti ad Altopascio, è indagato e Emilio Fornaciari, amministratore e rappresentante legale della società Rm, che all’epoca dei fatti venne iscritto a garanzia nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.


Ma l’imprenditore, difeso dal professor Enrico Marzaduri, si trova davanti al gup Antonia Aracri dopo la formulazione dell’imputazione coatta da parte della procura che inizialmente aveva chiesto l’archiviazione dell’indagato in quanto non c’era prova dell’ipotesi colposa.

Il motivo della richiesta della pubblica accusa derivava dai risultati della consulenza affidata all’ingegner Renzo Capitani, professore ordinario al dipartimento di ingegneria dell’università di Firenze. Dagli accertamenti degli inquirenti era emerso che l’operaio morto, contrariamente alle disposizioni del datore di lavoro, era andato da solo nel cantiere per effettuare i lavori di demolizione della gru anziché in compagnia di un collega. Non solo. Il consulente del pm nella ricostruzione dell’incidente ha verificato che i tagli al braccio meccanico era stati operati in modo irrazionale rispetto alla struttura della gru. Prima avrebbe dovuto tagliare i pezzi più leggeri, poi i più pesanti. E dal punto di vista giuridico il comportamento ritenuto gravemente colpevole del lavoratore – che venne trovato morto con accanto il cannello acceso della fiamma ossidrica che stava usando in quel momento per la demolizione del mezzo meccanico – interrompe il nesso causale. Tradotto, la causa che ha scaturito l’evento fatale è stato il taglio dei pezzi di gru eseguito in modo irrazionale. Condizione senza la quale il pezzo centrale del mezzo meccanico che ha colpito l’operaio uccidendolo non si sarebbe verificata. Alla decisione della procura si era opposta l’avvocato di parte civile Erika Pezzi, che tutela gli interessi dei familiari di Viviani compresi i fratelli e la suocera , e che attraverso una diversa ricostruzione dei fatti aveva convinto il giudice a obbligare il pubblico ministero all’imputazione coatta. Tra la documentazione e gli attestati prodotti infatti risultava una carenza di preparazione e istruzione specifica in considerazione del particolare e delicato tipo di lavoro che l’operaio era chiamato a svolgere. Nell’udienza preliminare tenutasi in questi giorni il legale di parte civile ha chiesto la citazione a giudizio del responsabile civile – la ditta Rm – mentre il legale dell’imputato intende produrre una consulenza tecnica e altro materiale a discolpa dal suo assistito. La prossima udienza è fissata il 4 ottobre e non è da escludere che il legale di Emilio Fornaciari possa chiedere il rito abbreviato. —

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