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Barista a processo: filmò l’ex nell’intimità e poi pubblicò il video

Lucca, trentenne accusato di atti persecutori e diffamazione dopo un post sui social per vendicarsi della relazione finita

LUCCA. Un barista versiliese sui trent’anni per vendicarsi dell’ex fidanzata, che l’aveva lasciato dopo un rapporto di convivenza durato alcuni anni, prima la minaccia e la insulta attraverso messaggi su WhatsApp e poi per danneggiarla, accecato dall’odio e dal rancore, decide di pubblicare sui social un video che ritrae la coppia nella sua intimità e durante un atto sessuale. Un video di pochi minuti visto da una quarantina di persone e in seguito rimosso dai social prima dell’intervento dei carabinieri.

Ad avvertire la vittima – una giovane donna oggi poco più che trentenne e residente in un comune della Lucchesia – e che non si era accorta del filmato, fu un suo amico.


Scoperte quelle immagini esplicite che dovevano restare nell’ambito della sfera privata e quindi riservate, la giovane donna sgomenta e sotto choc trovò la forza e il coraggio di rivolgersi ai carabinieri della stazione più vicina alla sua abitazione per presentare un esposto denuncia.

Una vicenda che accade nel maggio 2019: due mesi prima dell’entrata in vigore (luglio 2019) della legge sul revenge porn che punisce gli autori del reato in modo più severo rispetto alle semplici molestie. Un delitto, punito a querela della persona offesa, che deve essere presentata entro sei mesi la scoperta dei fatti oggetto di reato. Nel revenge porn la remissione della querela non può avvenire in fase d’indagine, ma soltanto durante la fase processuale davanti al gup o al giudice del dibattimento.

Così nei confronti del barista versiliese i carabinieri e la procura indagano per atti persecutori, molestie e diffamazione aggravata.

Sono gli stessi militari a compiere – su delega della procura – una perquisizione domiciliare nell’abitazione del barista.

E li, stando all’accusa, trovano e sequestrano il filmato incriminato: il video che l’imputato aveva postato in rete per vendetta nei confronti della donna che avrebbe unilateralmente deciso di lasciarlo.

Sentito dai carabinieri in fase d’indagine, l’uomo avrebbe ammesso l’addebito senza però capire le gravi conseguenze a cui andava incontro sul piano giuridico per un simile riprovevole comportamento.

Chiuse le indagini i militari hanno consegnato gli atti e il materiale alla procura della Repubblica e da lì il magistrato ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del barista di fronte al giudice monocratico Giuseppe Pezzuti.

Ieri pomeriggio si è tenuta la prima udienza del processo con la presentazione della lista testimoni e l’audizione della parte offesa, costituitasi parte civile, di un testimone e dei carabinieri che hanno svolto le indagini.

Il processo è stato rinviato al 25 ottobre quando sarà sentito l’imputato. —

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