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Violenta modella, condannato a quattro anni

Gli uffici della questura di via Cavour

Ragazzo di 23 anni residente a S. Anna aveva approfittato della coetanea in un parco di Milano vicino a una discoteca

LUCCA. Alle amiche della giovane vittima di uno stupro dice di averla soccorsa dopo averla vista in compagnia di nordafricani. Un trucco molto astuto per confondere le acque approfittando anche della condizione psicofisica della ventunenne modella-studentessa che quella sera in discoteca aveva bevuto più del solito. Ma ha commesso un errore: per accreditarsi come soccorritore fornisce il suo numero di cellulare a un amico della ragazza per tenersi aggiornato, nei giorni successivi, sulle condizioni della vittima della violenza ed essere aggiornato sulla sua versione e soprattutto sul riconoscimento dello stupratore. Perché quella violenza in una zona poco illuminata del parco Sempione a Milano l’aveva commessa lui e non il fantomatico gruppo di nordafricani.

Così dopo l’arresto – avvenuto il 23 novembre 2019 da parte della squadra Mobile di Milano che rimase in carcere per poi venire ammesso al regime dei domiciliari – Johann Vincenzo Jean Didier Mboungou Mbeniaba, 23 anni, residente a S. Anna, passaporto italiano e origini del Gabon, conosciuto a Lucca come Vincenzo Dg Mbeniaba detto «Celio» nella giornata di ieri è stato condannato dalla nona sezione penale del tribunale di Milano a quattro anni di reclusione per violenza sessuale con la concessione delle attenuanti generiche e una provvisionale, immediatamente esecutiva, di quindicimila euro nei confronti della ragazza costituitasi parte civile nel processo penale. Nei confronti dello stupratore, il pubblico ministero Giovanni Tarsia aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione. Secondo una ricostruzione operata dalla polizia, «Celio» era partito da Lucca e con gli amici è arrivato a Milano il 12 ottobre 2019 per passare una serata all’insegna del divertimento alla discoteca Old Fashion. All’interno del locale aveva conosciuto la giovane modella sudamericana e le si era avvicinato quando la ragazza era già alterata dall’abuso di alcol. A quel punto le aveva offerto ancora da bere convincendola a uscire per prendere aria. E, cingendole i fianchi, l’aveva portata in una zona poco illuminata del parco Sempione dove era avvenuta la violenza sessuale. A quel punto l’aveva riaccompagnata all’ingresso del dancing poco distante fingendo di dare l’allarme.


Il ragazzo di S. Anna è sotto processo, in concorso con altro imputato, per il reato di truffa. —

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