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Uccisa a 50 anni dal marito: le indagini, il movente e le nuove testimonianze degli amici

Il femminicidio di Altopascio: fissato l’interrogatorio dell’assassino. Sequestrati due coltelli. Parla l'ex datore di lavoro della donna

ALTOPASCIO. Omicidio volontario aggravato. Questa l’ipotesi accusatoria formulata dalla procura nei confronti di Luigi Fontana, 54 anni, il muratore che venerdì poco prima delle 14 ha ammazzato nella cucina dell’abitazione di via Enrico Fermi ad Altopascio con una decina di coltellate la moglie Maria Carmina Fontana, 50 anni, ex cameriera di un ristorante e conosciuta da tutti come Carmela. E non è da escludere che l’assassino abbia pugnalato a morte la consorte non con uno, ma con due coltelli da cucina. Perché i carabinieri della scientifica hanno sequestrato due armi da taglio – con lame d’acciaio e utilizzati per affettare il pane e tagliare la carne – macchiate di sangue ritrovate vicino al corpo della vittima che giaceva supino non troppo distante dal tavolo da pranzo e aveva i vestiti intrisi dello stesso sangue che ha invaso il pavimento della stanza. L’ipotesi che per colpire la donna l’omicida abbia usato entrambi i coltelli è quindi da verificare attraverso la compatibilità con una decina di ferite riscontrate – ad un primo esame esterno del cadavere da parte del medico legale Stefano Pierotti – sull’addome, sul tronco e sulla schiena della vittima. Di certo c’è che non ci sarebbe stata una colluttazione tra coniugi e la vittima non avrebbe usato il coltello. Perché sul corpo di Luigi Fontana non solo non ci sono ecchimosi o contusione, ma nemmeno ferite d’arma da taglio. Al momento i carabinieri, per conto della procura, hanno messo sotto sequestro la villetta al numero 17 di via Fermi dove si è consumato il femminicidio.

Intanto Luigi Fontana è ancora ricoverato al San Luca dopo essersi sentito male nella caserma di Altopascio prima dell’interrogatorio di garanzia che si doveva tenere alla presenza del magistrato Alberto Dello Jacono e del suo legale, avvocato Ilenia Vettori. Colpito da malore, l’assassino, in stato di arresto, è stato trasferito all’ospedale dove i medici lo hanno ricoverato in un reparto dove è stato piantonato dai carabinieri per tutta la giornata di ieri. Domani alle 10 verrà interrogato in ospedale dal magistrato alla presenza del suo legale. Sul movente non ci sarebbero dubbi. Gli inquirenti sostengono che da tempo Luigi Fontana era tormentato dall’idea che la consorte avesse una relazione con un altro uomo. Dubbi che, negli ultimi venti giorni, si erano ulteriormente alimentati nella testa del muratore sino al punto di portarlo a commettere l’orrendo crimine. Sempre domani, ma alle 14, all’obitorio dell’ex Campo di Marte il medico legale nominato dalla procura effettuerà l’autopsia sul cadavere di Carmela. Un riscontro diagnostico per capire quante e quali coltellate hanno provocato il decesso della madre di due figli da poco diventata nonna. 

LE TESTIMONIANZE

«Per quello che posso dire, Carmela e il marito mi sono sempre sembrati una coppia affiatata, serena. Mai e poi mai mi sarei potuto aspettare una tragedia simile». Alessio Segnalini è il figlio di Mila e Fernando Segnalini, con loro gestisce la Boutique Mila e La Gola di Bacco, ovvero il laboratorio di carni con annesso punto vendita a Orentano e il Ristorante di Galleno, nei quali Carmela (così la chiamavano, non con il nome di battesimo Maria Carmina) ha lavorato con continuità fino a circa due anni fa, quando sono nati i primi nipoti. «Ma anche fino a poco tempo fa – ricorda Alessio – quando c’era un’emergenza, veniva a darci una mano. Oltre che sorridente e solare, come già ha raccontato al Tirreno mia madre, Carmela era davvero sempre disponibile. La potevamo chiamare anche solo un’ora prima, in caso di problemi improvvisi, e lei arrivava. Una donna eccezionale». E il marito Luigi? «Per quello che l’abbiamo potuto conoscere noi, le volte che è venuto a pranzo o a cena, una volta anche con il figlio, un tranquillone, un pezzo di pane. Insomma, una famiglia assolutamente normale, lei più aperta e sorridente, lui un po’ più taciturno, ma senz’altro un buon padre e un buon nonno, so che lo aveva dimostrato in più occasioni. Mi è capitato di vedere su facebook le foto del loro anniversario... Una tragedia».

E aggiunge: «Nessuno di noi riesce ancora a rendersi bene conto dell’enormità di quello che si è consumata ad Altopascio, una famiglia sconvolta, i figli, i nipotini... Ho letto della gelosia, del tarlo che aveva il marito. Non mi addentro, non sta a me parlare di questo. Io ci tengo solo a dire che Carmela per noi era una di famiglia, era anche al mio matrimonio, con lei come anche con le persone che lavorano o hanno lavorato con noi, come Adele o Alma o Denise il rapporto era speciale. Vengono in mente tanti momenti di serenità, di condivisione, come quando è stata con noi al Salone del Gusto a Torino e abbiamo incontrato Alda D’Eusanio». Come iniziò a lavorare con voi? «Quasi per caso. Lavorava in un confezionamento, poi saltuariamente iniziò a darci una mano. Abbiamo trovato come ho già detto una persona solare, sorridente, e in più competente, disponibile e così è passata con noi». —

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