Corte Ungaretti, una targa per il poeta che si sentiva «lucchese due volte»

Ieri l’inaugurazione davanti alla casa di San Concordio dov’era nato il padre Antonio. Il sindaco: questa era la sua Itaca

LUCCA. «Chi non è più giovanissimo ricorda quando Ungaretti, nel 1968, prima della messa in onda sulla Rai dell’Odissea di Franco Rossi, leggeva alcuni brani dell’Odissea. Con la sua capacità declamatoria suggestionava il pubblico».

Lucca come Itaca, Giuseppe Ungaretti come Ulisse, un “navigatore” che amava viaggiare ma che voleva un luogo da poter chiamare casa. In Ulisse ritrova Itaca, sostiene il sindaco Alessandro Tambellini, Ungaretti sembra rivivere il suo ritorno a Lucca del 1958, quando ricevette la cittadinanza onoraria. «Mi sento lucchese due volte», disse il poeta. E aveva ragione. Per le leggi dell’epoca, infatti, anche se nato ad Alessandria d’Egitto (nel 1888), essendo figlio di genitori lucchesi (Antonio Ungaretti e Maria Lunardini), l’atto fu registrato a Lucca. Il padre, un operaio impiegato allo scavo del canale di Suez morì quando il poeta aveva solo due anni. Antonio Ungaretti e il nonno Giuseppe abitavano in una casa lungo il canale Piscilla, a San Concordio, dove ieri mattina il sindaco ha scoperto una targa che ricorda il luogo di “Corte Ungaretti”. Un atto dovuto, afferma Tambellini. «Questa ora è via per Corte Ceci, all’angolo con via Teresa Bandettini. Non c’era niente, per chi non conosce la storia di questi posti, che indicasse la presenza della famiglia del poeta».

Nelle case vicine vivono alcuni parenti e pronipoti di Ungaretti. Poeta, scrittore, traduttore. Espressione del simbolismo e dell’ermetismo, uno dei massimi intellettuali italiani del Novecento, più volte vicino al premio Nobel. Erano tutti presenti, ieri mattina davanti alla casa a due piani della famiglia. C’erano le sorelle Modena - Annamaria, Emanuela ed Elena, nipoti di Natalina, cugina con cui Ungaretti aveva frequenti scambi epistolari. C’era Francesco Ungaretti, 34 anni, il più giovane discendente. Suo nonno era Gino Ungaretti, cugino del poeta. «È un’ottima iniziativa – commenta Francesco – Giuseppe sentiva di avere radici profonde con Lucca, ma in fondo non si è mai sentito abbastanza apprezzato. Lucca è citata nella poesia “I fiumi”. Non vi ha mai vissuto in pianta stabile ma il legame con alcuni parenti, tra cui Natalina e mio nonno Gino, è stato forte. Abbiamo conservato le loro lettere». Il rapporto affettivo e anagrafico con Lucca fu profondo, rimarcato nella durezza del fronte durante la Prima guerra mondiale con i famosi versi: “Questo è il Serchio al quale hanno attinto, duemil’anni forse, di gente mia campagnola, e mio padre e mia madre”.

«Nel 2018 – spiega l’assessora alla continuità della memoria, Ilaria Vietina – organizzammo una serie di iniziative per i cento anni dalla fine della Grande guerra. Una riguardò Ungaretti, che come noto fu un interventista, uno di quelli che più si spese perché l’Italia entrasse in guerra. Volevamo – prosegue Vietina – ripercorrere attraverso il vissuto di alcuni illustri concittadini i cambiamenti della cultura nella prima metà del Novecento». Un’operazione di memoria che ha trovato un entusiasta collaboratore nel dottor Alessandro Paroli, pronipote di Ungaretti, che ha speso tempo ed energie per ricostruire l’albero genealogico di famiglia. Nella professoressa Ave Marchi, che ha rintracciato documenti anagrafici e fotografici. Nel professor Paolo Buchignani, che ha portato avanti ricerche sull’evoluzione del pensiero del poeta, dalla fase interventista al ripudio della guerra. Dopo aver aderito, a metà degli anni Venti, al movimento fascista. Una figura complessa e affascinante, che un altro pronipote, Francesco Modena, leggendo un ringraziamento collettivo dei parenti, invita a rileggere «scevra dalle considerazioni ideologiche». —