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Barsotti, infermiera simbolo: «Fiera del lavoro che faccio»

Damiana Barsotti intervistata dalla trasmissione Agorà all’ospedale San Luca per la Giornata mondiale dell’infermiere (foto Sernacchioli)

L’anno scorso fu attaccata con un biglietto anonimo: «Ci porti il virus in corte». La storia fu resa pubblica dal Tirreno e lei fu travolta da un’onda di solidarietà

LUCCA. «Non sono un’eroina, faccio l’infermiera e ne vado fiera». È passato più un anno da quando Damiana Barsotti, 49enne lavoratrice nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Luca, è divenuta uno dei simboli della battaglia che il Paese stava e sta tutt’oggi portando avanti contro la pandemia. Una battaglia contro il virus che riempie gli ospedali, ma anche contro i pregiudizi di alcuni – una minoranza, per fortuna – che non riconoscono il valore del lavoro svolto dal personale sanitario e anzi qualche volta lo additano come portatore del virus. «Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in corte. Ricordati che ci sono anziani e bambini, grazie».
 
Questo il contenuto di un biglietto anonimo che una sera, rientrando dal turno in ospedale, la 48enne di Massa Macinaia trovò nella cassetta delle lettere. Un gesto per cui nessuno si è mai scusato ma che non è passato sotto silenzio: da quel momento Damiana è diventata una sorta di eroina nazionale. La sua storia, raccontata in prima battuta dal Tirreno, è finita su giornali e tv nazionali suscitando commenti, riflessioni e soprattutto testimonianze di solidarietà e riconoscimento per il suo lavoro. 
 
Nella giornata mondiale dell’Infermiere, in molti si sono ricordati di lei. «Non mi sono mai sentita né un’eroina né un’untrice – racconta al Tirreno –, sono un’infermiera e vado fiera del mio lavoro. Quando ricevetti quel biglietto ci rimasi male: dopo i sacrifici che stavamo facendo in ospedale mi sembrava ingiusto essere trattata in quel modo. Ma quando il fatto divenne pubblico venni travolta da un’ondata di solidarietà: messaggi da tutta Italia, da persone normali e dalle autorità. Ricordo le parole dell’allora presidente della Regione Enrico Rossi. Inutile dire che mi fecero piacere». A distanza di un anno la situazione in corsia non è molto cambiata: «In questi ultimi giorni i ricoverati sono diminuiti, siamo passati dall’averne più di cento a una cinquantina. È successo anche la scorsa estate e poi ci siamo ricaduti? È vero, ma io sono ottimista perché vedo che i vaccini sono efficaci. E anch’io ovviamente sono immunizzata». 
 
L’immagine pubblica dei lavoratori della sanità in quest’anno è molto cambiata: all’inizio c’era l’immagine di un infermiere che tenevano tra le braccia un’Italia malata, ma la partecipazione e il sostegno iniziale sono scemati col passare del tempo. «Qualcosa per fortuna è rimasto – dice Damiana –. Oggi quando dico che faccio l’infermiera mi sento guardata in un modo diverso e apprezzata. I pazienti? Con alcuni è rimasto un bel legame. Un settantenne che fu tra i primi ricoverati per Covid, ancora mi manda gli auguri per le feste. L’ho rivisto per le vaccinazioni, ci siamo salutati». 
 
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