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L’anno orribile del turismo in provincia di Lucca: i dati zona per zona

Turisti in piazza San Michele

Con la pandemia arrivi in calo del 74 per cento. Tre milioni in meno al Comune


LUCCA. Anno 2020, l’ecatombe del turismo. A raccontarla sono i numeri su arrivi e presenze relativi al 2020. Il comune di Lucca è passato dal contare 247mila turisti nel 2019 (record) ad accoglierne appena 64mila nell’anno del Covid. Oltre 180mila turisti in meno. La pandemia, dunque, ha fatto crollare gli arrivi del 74 per cento e neanche gli altri comuni della Piana, che peraltro hanno quote di turisti assai inferiori, se la passano meglio. Pure le presenze a Lucca (calcolate sulle notti di permanenza nelle strutture ricettive) passano dalle 506. 614 del 2019 alle 129. 844 di quest’anno. Il calo, come è ovvio, è stato determinato soprattutto dal blocco degli spostamenti e dall’assenza degli stranieri, passati dai 142mila del 2019 ai 22mila del 2020. Ma soffermarsi su questi numeri da tregenda ormai serve a poco.

«Conviene guardare avanti e se può essere di consolazione dico che rispetto ad altre città d’arte Lucca ha retto meglio l’urto della pandemia - spiega Stefano Ragghianti, assessore comunale al turismo - Cerco di spiegarmi: negli ultimi vent’anni il settore è cresciuto molto a Lucca, arrivata a quasi 250mila arrivi e 700mila presenze in tutto il territorio della Piana. Ma la crescita ha interessato soprattutto due ambiti, quello della ristorazione e dell’extra-alberghiero. La proliferazione di ristoranti e case private date in affitto ai turisti stava diventando eccessiva, tant’è che questi due fenomeni avevano bisogno di essere regolamentati: sulla ristorazione è stato varato il blocco delle licenze, mentre sul cosiddetto fenomeno "Airbnb" stavamo lavorando proprio prima del Covid. Basti pensare che il giorno precedente lo scoppio della pandemia ero a Firenze, a un convegno a cui partecipavano gli esponenti di altre città d’arte come Venezia, Siena, Bologna, in cui si ragionava di quali strumenti ci fossero per limitare la locazione breve turistica che stava svuotando i centri storici».

A dare una svolta alla questione ci ha pensato la pandemia: a Lucca si contavano circa 2.400 case messe in affitto attraverso le piattaforme digitali. Un fenomeno che rischiava di svuotare il centro trasformando la città in un museo in cui far soggiornare i turisti per due o tre notti. Adesso gli "short rental" hanno subito un brusco ridimensionamento: «La sensazione - dice Ragghianti - è che molti proprietari abbiano preferito rivolgersi agli affitti tradizionali, quelli più lunghi che garantiscono una rendita sicura, uno sgravio sull’Imu e meno ammattimento, soprattutto ora che non ci sono grandi arrivi. Questo potrebbe favorire anche la residenzialità nel centro storico, che peraltro ha retto bene alla pandemia: i residenti sono ottomila, più o meno stabili dal 2015. A Firenze, invece, l’anno del Covid ha fatto diminuire i residenti: settemila in meno. Il centro di Lucca, inoltre, è vivo e "giovane": il 40 per cento ha meno di quarant’anni. Tornando al perché Lucca ha retto meglio, il discorso è che le strutture turistiche tradizionali, quindi alberghi e B&b, sono più o meno le stesse di qualche anno fa. Hanno dimensioni limitate e riescono a gestirsi anche senza l’arrivo continuo dei pullman del turismo di massa. Basta che giovani e famiglie riprendano a spostarsi. Certo le difficoltà non mancano, ma credo che per chi fa del ricettivo la sua attività prevalente possa esserci lo spazio per ripartire. Poi bisognerà vedere che piega prende la stagione: se le vacanze si concentreranno solo tra luglio e agosto, le località di mare la faranno da padrone, ma se gli spostamenti venissero permessi già da fine maggio, e soprattutto a giugno, Lucca può avere buone chance. Ci dobbiamo preparare a un turismo di prossimità ma non dimentichiamo che le vaccinazioni vanno avanti. Penso all’Inghilterra che storicamente è il nostro principale cliente estero: tra un mese avranno vaccinato quasi tutti. E poi ci sono gli olandesi, che si stanno già muovendo».

Il calo del turismo ha pesato anche sulle casse del Comune: «Abbiamo perso circa tre milioni - dice Ragghianti - Un milione dalla tassa di soggiorno, 800mila euro dai ticket sui bus e 200mila euro da orto botanico e torri. Introiti in minima parte compensati dai ristori: circa 280mila euro. In ogni caso gli eventi legati al turismo verranno ugualmente finanziati con l’avanzo di amministrazione che verrà sbloccato dopo l’approvazione del bilancio consuntivo. A breve, partiranno l’attività estiva del teatro del Giglio e le cartoline Pucciniane». -

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