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Scuola, a Lucca di nuovo classi pollaio

Nonostante la pandemia il prossimo anno ci saranno prime con 28 alunni

LUCCA. Anno nuovo, scuola vecchia. A quanto pare la pandemia non è servita, visto che per il 2021/22 si profila di nuovo il rischio di "classi pollaio": cinque prime con 28 alunni al Vallisneri, una da 28 e una da 29 all’Isi di Porcari. In più ci sono diversi comprensivi che scontano un calo di iscritti e per far quadrare i conti hanno ridotto le prime accorpando gli alunni e raggiungono così la soglia 28 studenti per classe. Il tutto mentre il governo stanzia milioni per il ponte "scuola estiva" che non convince i sindacati.

C’è fermento nelle scuole di Lucca in vista della chiusura dell’anno appena trascorso e della programmazione del prossimo. Le iscrizioni sono terminate a febbraio e sulla base delle richieste ricevute e di una stima sui ripetenti, l’Ufficio scolastico provinciale provvede alla definizione del numero di classi e del personale docente necessario. Ovvero di quelli che vengono definiti "organici di diritto", che poi vengono aggiustati a fine agosto, quando è noto il numero definitivo di iscritti e ripetenti (organici di fatto). Occorre ricordare che lo scorso anno Lucca subì un taglio di 43 docenti. E i dati sullo scenario prossimo venturo sono preoccupanti. La pandemia ha messo in evidenza come le "classi pollaio" siano ormai un problema insostenibile per molte scuole vista la necessità di garantire un metro di distanza tra gli studenti. La speranza era che quest’anno fosse l’ultimo con classi sovraffollate. Purtroppo però stando ai dati provvisori comunicati dall’ufficio scolastico provinciale, il problema si ripresenterà anche il prossimo anno. Se possibile in modo ancor più accentuato. «Siamo distanti mille miglia - spiega Antonio Mercuri, segretario provinciale della Flc Cgil - rispetto alla scelta del governo di stanziare milioni di euro per una specie di scuola estiva, che peraltro si svolgerà su base volontaria di docenti e alunni. Un "parcheggio" che non ci convince. Avremmo preferito che quelle risorse venissero investite per stabilizzare i docenti precari e sdoppiare le classi in modo da non avere sovraffollamenti». Mercuri lancia l’allarme facendo alcuni esempi. «In provincia di Lucca c’è una situazione delicata - dice il rappresentante sindacale -. Quest’anno alle scuole primarie si sono avuti ben 900 iscritti in meno e questo ha portato alla cancellazione di una ventina di classi prime tra infanzia ed elementari. Paradossalmente questi tagli hanno portato all’aumento delle classi sovraffollate, perché si sono dovuti accorpare gli iscritti. Così troveremo molte prime di 28 alunni. Il problema c’è anche alle superiori: il Vallisneri ha cinque prime con 28 alunni, l’Isi Benedetti una di 29 e una di 28 e lo stesso succede in altri istituti».

A confermare la situazione, la preside del Vallisneri Maria Rosaria Mencacci: «Non abbiamo avuto ancora comunicazioni ufficiali sugli organici del prossimo anno ma sulla base dei dati non definitivi che ci sono stati forniti, avremo 14 prime classi anziché le 15 che avevo richiesto. Pertanto cinque saranno formate da 28 alunni. Gli iscritti, per fortuna, sono andati gradualmente aumentando negli ultimi tre anni: 289, 310, e ora 335. Purtroppo un’aula standard non è in grado di accogliere più di 23-25 studenti, mantenendo le distanze previste dai protocolli. Quest’anno solo all’inizio abbiamo lavorato con le classi in presenza al cento per cento e quelle più numerose abbiamo dovuto trasferirle nell’aula magna o nei laboratori per garantire il metro di distanza. Rischiamo di doverlo fare ancor di più l’anno prossimo. Il progetto scuola per l’estate? È sicuramente lodevole sul piano culturale e pedagogico, ma restano alcuni punti interrogativi su budget e personale. E, se me lo chiede, devo dire che avrei preferito che il governo investisse per fare classi di 23 persone piuttosto che attività estive».

Sulla questione interviene anche la provveditora Donatella Buonriposi: «Oggi i ragazzi sono cambiati e una classe per funzionare dovrebbe essere composta da 16/18 ragazzi - dice - Oltre che sul piano dell’istruzione siamo chiamati a fare interventi anche dal punto di vista educativo. La nostra idea era di rimanere su una media di 20-23 ragazzi ma non sempre ci si riesce. Purtroppo la coperta è corta: per tenere aperte alcune classi con pochissimi iscritti nelle zone di montagna ho dovuto gonfiarne altre. Siamo comunque rimasti nella media e i dati non sono ancora definitivi». --

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