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«Il vino annacquato? Follia»

I produttori di Montecarlo contro la proposta avanzata dall’Unione Europea

 
MONTECARLO. La butta sull’ironia Gino “Fuso” Carmignani, presidente del Consorzio della Doc di Montecarlo, alla proposta avanzata a Bruxelles di annacquare il vino per abbassarne la gradazione alcolica. «Come diceva la canzone popolare “ma che ce frega se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua, e nun te pagamo”, il problema però è serio – dice Carmignani – nella costruzione del vino, la cantina è l’ultima fase, ma c’è la fase delle vigne e delle viti, e nell’uva l’acqua è già presente, ma è quella della natura. Il vino è composto da decine di componenti e il componente principale è l’acqua, tra l’85 e 90 cento a seconda anche del terreno e del clima. Ecco perché queste scelte partorite dagli organismi europei sono assurde e senza senso. Prima l’Unione Europea vuole introdurre sulle etichette delle bottiglie una sorta di avvertimento che nuoce alla salute, ma questo è un altro aspetto che fa parte dell’informazione. Il bere consapevole lo abbiamo sempre promosso anche alla Festa del vino a Montecarlo. Annacquare il vino però significa dare vita a un’altra cosa. Forse si vuole mettere il vino insieme ai cocktail e alle bevande zuccherose per cambiarne il gusto per adattarlo ad alcuni mercati stranieri, ma credo che nessuno, consumatori per primi, voglia trovare sul mercato un vino artificiale».
 
La notizia sul vino annacquato ha suscitato il malcontento tra le aziende locali a difesa di un prodotto che è un pilastro dell’economia montecarlese e delle colline lucchesi, e da sempre uno dei prodotti simbolo dell’Italia.
«Non possiamo chiamare vino un’altra cosa, cambiando un procedimento che affonda le radici nella notte dei tempi – risponde seccato Carmignani – il vino è un prodotto interamente prodotto dall’uva, senza trucchi, e che ribadisco già contiene l’elemento dell’acqua in modo naturale. Mi piacerebbe sapere chi ha avuto questa idea a Bruxelles». 
 
Molti produttori parlano di un nuovo pesante attacco a uno dei prodotti simbolo del made in Italy agroalimentare dopo la possibilità di introdurre avvisi tipo di quelli previsti da anni sui pacchetti di sigarette. «Per me è più un problema quello delle etichettature e dei messaggi che vorrebbero far mettere sulle etichette – dice Eugenio Fontana della Tenuta Buonamico di Montecarlo – tra l’altro da anni facciamo educazione sul bere responsabile e sulle nostre bottiglie abbiamo per esempio un logo che segnala i rischi per le donne in gravidanza. Al momento anche quella del vino dealcolato, ovvero con un minore contenuto di alcol per abbassarne la gradazione alcolica, non è un’imposizione e non penso avrà un seguito, perché si va a snaturare l’identità del vino e delle aziende che da anni seguono scrupolosamente i disciplinari». La proposta dell’Ue arriva mentre le aziende stanno iniziando una ripresa dopo la crisi della pandemia, con tanto vino invenduto, e la gradinata di aprile: «Una ripresa c’è anche se lenta, ma siamo ripartiti, anche se c’è ancora troppa incertezze sulle regole e sulle tempistiche».
 
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