Spazi per i ristoranti, il Comune di Lucca ci prova

L’assessora Martini: «Si tratta di far convivere esigenze e regole diverse, ma vogliamo trovare aree pubbliche per i tavoli»

LUCCA. Il problema è reale, ma trovare una soluzione è meno semplice di quanto possa apparire. Stiamo parlando della mancanza di spazi esterni per i ristoratori in vista della quasi ripartenza del 26 aprile. «Io li capisco, li ho nel cuore – dice l’assessora alle attività produttive Chiara Martini – e mi dispiace molto non essere ancora riuscita a dargli quello che chiedono. Ma lotterò fino in fondo per cercare di venire incontro alle loro esigenze. Del resto è per questo che una persona sceglie di impegnarsi in politica, affrontare e risolvere i problemi. Ho voluto la bicicletta e ora devo pedalare».

In ballo c’è la possibilità per molti ristoratori di poter lavorare nonostante i limiti che accompagnano la riapertura annunciata. L’idea di chiudere alcune strade, o di concedere altri spazi pubblici come i giardini degli edifici comunali, le piace, la trova favorevole. Ma tra il dire e il realizzare c’è in mezzo un mare di burocrazia, di regole e di leggi da rispettare.


Il problema da affrontare è appunto quello di trovare spazi per consentire ai ristoratori di tornare ad accogliere i clienti ai tavoli. Il provvedimento del governo, che dal 26 concede questa possibilità, è infatti considerato da molti destinato a non funzionare, o a funzionare solo in parte, specialmente in una città come Lucca. Questo perché la possibilità di servire viene concessa solo negli spazi all’aperto. Ma chi quegli spazi non ce l’ha? Insomma, una decisione che rischia di non portare reali benefici, anche perché sono tanti i locali che hanno solo spazi interni. E anche per quelli che uno spazio fuori lo hanno non è detto che possano sfruttare appieno questa possibilità, visto che la distanza minima tra i tavoli (due metri) richiederebbe un’area davvero ampia per rendere conveniente l’apertura.

Per questo tra i ristoratori, almeno a Lucca, questo provvedimento non è stato accolto con particolare esultanza. La richiesta principale resta quella di poter aprire anche gli spazi coperti rispettando i crismi di sicurezza. Ma non potendolo fare almeno si concedano spazi adeguati.

Per esempio nel caso di via Elisa era spuntata l’idea di utilizzare il giardino di Villa Bottini. Un modello perfetto per descrivere le difficoltà che può incontrare un’amministrazione nel venire incontro alle esigenze dei ristoratori. «Sarebbe una bella soluzione – riprende Chiara Martini – ma su quel giardino abbiamo già preso altri impegni e ci sono contratti per eventi. Così come per chiudere una via o una piazza alle auto, per farci mettere i tavoli, bisogna tener conto anche di altri aspetti, a partire dal codice della strada, o della necessità di lasciare una viabilità per i mezzi di soccorso. Non è una cosa che dipende solo dal Suap (lo sportello per le attività produttive ndr). Ci sono tante esigenze diverse da cercare di far coincidere. Compresi anche i casi di cittadini residenti, che non sempre sono d’accordo. Ma, anche se non è facile, stiamo lavorando per cercare soluzioni in grado di soddisfare tutte le esigenze. Di questo parleremo anche in giunta e giovedì al vertice sull’emergenza Covid con le opposizioni».

Una cosa però non trova d’accordo l’assessora, la richiesta, come quella avanzata da Confesercenti (vedi articolo a lato), di un raddoppio automatico degli spazi pubblici: «Non è possibile fare una regola generale, fra difficile da applicare e che non sarebbe nemmeno corretta. La questione va affrontata analizzando caso per caso». —

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