«Troppe malattie dimenticare per il Covid»

La consigliera con delega alla sanità Cristina Petretti lancia l’allarme sulle conseguenze indirette della pandemia

lucca. Degli effetti del Covid si è giustamente parlato molto, affrontando sia la questione sanitaria, sotto il profilo degli effetti diretti del virus, sia la questione economica, con tutto ciò che hanno provocato e continuano a provocare le misure per contenere la malattia. Ma il coronavirus rischia di lasciare un’altra drammatica eredità. È quanto sostiene la consigliera comunale con delega alla sanità Cristina Petretti.

«Quando avremo raggiunto una immunità di gregge faremo i conti con la peggiore delle ondate che, confusi dal sovraccarico delle informazioni, abbiamo colpevolmente disatteso – scrive Petretti – ondata che porta il nome di centinaia di pazienti portatori di malattie gravi, croniche, invalidanti, molto più del Covid, che a causa di una sanità ormai diventata “Covid centrica” non hanno più visto reparti ospedalieri in cui ricoverarsi o visite specialistiche in grado di intervenire in maniera tempestiva, attraverso screening, prima che la malattia li rendesse inutili o tardivi. Se vogliamo fornire alcuni dati per capire meglio la portata del problema specifichiamo che nel 2020 in Italia sono stati fatti il 22 per cento in meno di interventi per cancro della mammella, il 24 per cento in meno per quello della prostata e 32 per cento in meno per quello del colon retto. I dati Istat del 2020 ci dicono che sono stati circa 25mila i pazienti scomparsi per mancata o insufficiente cura. La pandemia ha incrementato le disuguaglianze sociali in salute, impattando in maniera violenta sui soggetti cronici (in Italia rappresentano il 43 per cento della popolazione a fronte di una media europea del 30) e i più fragili da un punto di vista socio economico. Sono stati proprio i cittadini affetti da pregresse condizioni morbose croniche (come malattie cardiovascolari, neoplasie, diabete) ad avere avuto maggiori difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e alle op-portune cure nell’attuale contesto, così come quelli in stato di povertà, indigenza, promiscuità sociale e basso livello di istruzione».


«Appare quindi giustificato – riprende la consigliera – considerare la vicenda Covid-19 come una vera e propria “sindemia”, un insieme cioè di patologie pandemiche non solo sanitarie, ma anche sociali, economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane. Emerge dunque la priorità di presidiare il territorio, controllandone i micro-fenomeni casa per casa, individuo per individuo, famiglia per famiglia, tornando a parlare e a fare prevenzione, attivando reti di supporto e di intervento, creando presidi territoriali diffusi per portare la sanità vicino alle persone. Solo così potrà non essere una sanità negata». —

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