Stefani si sfoga: «Esco perché ogni mia proposta resta inascoltata»

Il responsabile dimissionario dei ristoratori è amareggiato «Con il presidente Pasquini non c’è alcun dialogo» 

LUCCA. Rompe il silenzio Benedetto Stefani, ristoratore e presidente dimissionario della Fipe provinciale, la categoria dei ristoratori di Confcommercio Lucca e Massa Carrara. «Esco dal sindacato – dice in uno sfogo a cuore aperto – perché negli ultimi mesi, tutte le volte che ho fatto una proposta sono stato ignorato dal presidente di Confcommercio Rodolfo Pasquini. Se dev’essere così, allora è meglio uscire, per dare spazio a chi verrà dopo e che mi auguro sarà ascoltato, così potrà aiutare i ristoratori, che attraversano una fase drammatica».

Come è successo che non è stato ascoltato? Può citare alcuni esempi?


«Uno degli ultimi riguarda la tassa sui rifiuti. Confcommercio è un sindacato variopinto, che include molte categorie. La nostra da mesi è ferma col lavoro: facendo solo l’asporto non arriviamo al cinquanta per cento del fatturato. Quindi io ho proposto per il 2021 di chiedere uno sconto del cinquanta per cento sulla tassa dei rifiuti. Invece siamo stati presi in giro. Confcommercio ha concordato con l’amministrazione uno sconto del 25 per cento».

Da quando sono iniziate le incomprensioni con la presidenza?

«Da quando Pasquini ha assunto questo incarico. È passato da essere il direttore di lungo corso di Confcommercio Lucca a ricoprire il ruolo di presidente: così facendo ha spaccato la filosofia della nostra associazione, che invece ha sempre avuto come presidente un imprenditore del commercio. Non c’era mai stato prima nella storia della nostra associazione un caso del genere. Da direttore si è costruito una platea di consensi, ma lui non è un imprenditore e non sa come si può vivere come tale di questi tempi. Questa anomalia io l’ho vissuta sulla mia pelle. E sulle richieste dei ristoratori lui, da presidente, non mi ha mai ascoltato, mai per niente».

Ci sono stati anche episodi recenti in cui lei si è sentito non considerato?

«Non più tardi di lunedì 12 aprile, quando siamo andati a Firenze per partecipare alla manifestazione regionale indetta da Confcommercio per chiedere la riapertura dei pubblici esercizi. Era previsto che due di noi parlassero alla manifestazione. Lui ha chiesto di intervenire a un consigliere che fa il ristoratore che è consigliere in associazione, e devo dire che è stato bravo nella sua esposizione e corretto: ha detto a Pasquini che sarebbe intervenuto ma che prima avvisasse il presidente e i due vice presidenti di Fipe. Pasquini ha avvisato solo un vice presidente. L’ulteriore riprova che non vuole dialogare con me, che non mi tiene in considerazione».

Ma in queste tensioni non è che si sovrappone anche una sua aspettativa negata, Stefani, quella di fare il presidente di Confcommercio? Si era quasi candidato quando poi ha preso campo la candidatura di Pasquini.

«Sì, io mi ero fatto avanti, e molte persone in associazione erano con me. Poi è uscita la candidatura di Pasquini, e io mi sono ritirato. Non dico che dovevo essere io a diventare presidente, forse non sono nemmeno all’altezza di questo incarico, ma poteva essere qualcuno che comunque è imprenditore nel settore del commercio, qualcuno che vive il nostro lavoro in prima persona».

All’origine della sua decisione di dimettersi si dice che ci siano anche diversità di vedute tra lei e il presidente di Confcommercio sul progetto di Coima per il recupero della Manifattura sud. Corrisponde a verità?

«Io non sono d’accordo con un progetto che prevede di realizzare decine di fondi commerciali anche di dimensioni importanti nel cuore del centro storico. Una Manifattura con un centro commerciale all’interno non va bene: è una minaccia per i commercianti tradizionali. Spero che tornino indietro su questo progetto. Parlo solo dell’aspetto commerciale, sul resto niente: non sono un politico».

Lei, Stefani, si è già dimesso dal suo incarico? Confcommercio dice che non ha comunicazioni ufficiali da parte sua.

«Ho presentato le mie dimissioni il 14 aprile, con un messaggio inviato agli uffici dell’associazione in cui spiego che ogni mia iniziativa e proposta per il sindacato viene ignorata. E io non voglio causare problemi ai miei colleghi. Non è una sciocchezza essere il presidente dei ristoratori».

Come si sente dopo avere lasciato Confcommercio?

«Ci ho passato vent’anni e ho ricoperto anche incarichi in giunta nazionale. Mi dispiace, provo dolore a lasciare, a levarmi la casacca. Anche se tra un anno l’avrei comunque ceduta, a fine mandato. Ma così era impossibile andare avanti. C’è un punto oltre il quale non si può tollerare». —

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