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Neonata in coma per droga, sospesa la potestà ai genitori

Arriva il primo provvedimento sul caso della bambina finita intubata dopo aver ingerito una dose massiccia di metadone e anche cocaina

LUCCA. Arriva il primo provvedimento a poco più di un mese dal caso della neonata finita intubata e in coma per arresto respiratorio dopo aver ingerito una dose massiccia di metadone e anche cocaina. Ad attuarlo, nei confronti di entrambi i genitori, è il tribunale dei minori di Firenze che sospende la potestà genitoriale per la coppia della Lucchesia in attesa della valutazione di adottabilità della piccina. Il provvedimento è stato notificato nel pomeriggio di giovedì dai poliziotti della squadra Mobile incaricati dall’autorità giudiziaria di svolgere accertamenti per individuare le responsabilità penali di una vicenda sconvolgente persino per i medici del Santa Chiara che avevano preso in cura la neonata nella notte tra giovedì 11 e venerdì 12 marzo.

Secondo il tribunale dei Minori di Firenze i genitori non sono in grado di custodire, allevare, educare, istruire e rappresentare la bimba nata ormai da oltre due mesi. In sostanza non avrebbero le capacità e la responsabilità che hanno i genitori nei confronti dei figli che si esaurisce con il raggiungimento della maggiore età e dell'indipendenza economica da parte del figlio. La sospensione della responsabilità genitoriale non comporta una riduzione dei doveri e non cancella gli obblighi di mantenimento. Si tratta di un provvedimento estremamente grave e doloroso che si accompagna poi alla valutazione di adottabilità della piccina. Per il tribunale, vista la gravità della situazione familiare che potrebbe compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psicofisico della bambina, sarà il giudice di merito a verificare se possa essere utilmente fornito un intervento di sostegno diretto a rimuovere le situazioni di difficoltà o disagio familiare, e, solo dove risulti impossibile prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore, dovrà intraprendere l'accertamento dello stato di abbandono quale premessa dell'adozione.


Nel frattempo va avanti l’inchiesta penale che, al momento, vede come unica iscritta nel registro degli indagati la mamma disoccupata di 33 anni. L’accusa, per adesso, è di cessione di droga in base al testo unico della legge sugli stupefacenti. Ma si tratta di una prima ipotesi investigativa che necessita di ulteriori riscontri. Di certo c’è che la polizia scientifica ha ispezionato l’appartamento in Lucchesia, dove la giovane mamma convive con il compagno quarantenne, padre della piccina, che si trovava nell’abitazione nel momento in cui la neonata ha iniziato a stare molto male e che è stato sentito come persona informata dei fatti. La piccina – che ora è fuori pericolo – era sempre stata allattata artificialmente. E tra il materiale sequestrato c’è anche il biberon usato la sera in cui alla neonata è iniziato a mancare il respiro ed è stata condotta in auto dapprima al pronto soccorso del San Luca e da lì trasferita a Pisa. —

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