Confindustria sui ristori: «I costi fissi penalizzano il settore manifatturiero»

Giulio Grossi

L’associazione chiede al governo di rivedere il criterio della riduzione di fatturato. Sulla liquidità: gli affidamenti sono arrivati ma i prestiti vanno estesi a 15 anni 

LUCCA. Una nota sintetica con i messaggi più importanti da affidare all’attenzione delle figure politico-istituzionali espresse dai territori di Lucca, Pistoia e Prato: è questo il documento “Principali istanze a tutela e rilancio del sistema produttivo” che Confindustria Toscana Nord ha sottoposto ai parlamentari e ai consiglieri regionali di riferimento, oltre che ai prefetti delle tre province.

«Questo momento è particolarmente delicato e importante – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi –. Siamo in una fase di passaggio, con la malattia ancora a livelli significativi e le vaccinazioni già in corso ma, a causa di intoppi e anche di scelte discutibili, poco più che all’inizio: ora entrambi gli aspetti su cui è incentrato il nostro documento, quello immediato della tutela del sistema produttivo e quello strategico del suo rilancio, devono marciare di pari passo, in coerenza l’uno con l’altro e con la stessa forza e incisività. Entrambi sono fondamentali: la tutela per non far chiudere aziende sane, messe in difficoltà dal virus ma che hanno bisogno solo di aiuto per continuare la loro attività; il rilancio per dare un nuovo impulso all’economia. Non si può sbagliare su nessuno dei due fronti. Il documento che abbiamo trasmesso ai nostri interlocutori politici e istituzionali sintetizza una molteplicità di aspetti che vanno da interventi immediati fino agli investimenti infrastrutturali. Ragionando per provvedimenti, potremmo dire che è materia utile per l’imminente Decreto sostegni bis come per il Recovery Plan».

«Tutto quello che evidenziamo - aggiunge Grossi -  è importante ma alcune misure lo sono in maniera decisiva. Innanzitutto, i meccanismi di ristoro, ora circoscritti ad aziende con un fatturato fino a 10 milioni, troppo basso per coprire efficacemente il mondo industriale, e limitato al 20 per cento del calo medio mensile del 2020 rispetto al 2019, davvero poco. Sono porte troppo strette. Nel documento ribadiamo che comunque è il criterio stesso della riduzione del fatturato ad avere poco senso, mentre lo avrebbe ben di più ragionare per entità delle perdite. A fare la differenza sono i costi fissi, che nelle imprese manifatturiere è generalmente alto. Salutiamo quindi con favore le aperture in questo senso fatte dal ministro Giorgetti: è questa la strada giusta, senza alcun dubbio. Abbiamo fatto una simulazione per evidenziare questo aspetto: a parità di condizioni di partenza e di calo di fatturato, un’azienda con costi fissi elevati, tipici del manifatturiero, va incontro a una marcata perdita, mentre un’altra azienda con costi fissi contenuti può riuscire a chiudere il bilancio in positivo».

 In sintesi, la simulazione elaborata dal Centro studi di Confindustria dimostra come due aziende che abbiano, in partenza, lo stesso margine unitario del 4 per cento e la stessa incidenza del patrimonio netto sui ricavi, ma con costi fissi l’una del 50 per cento e l’altra del 10 per cento dei costi totali, se sottoposte entrambe a una contrazione dei ricavi del 20 per cento, chiudono il bilancio in maniera opposta. L’azienda con alti costi fissi, generalmente appartenente al manifatturiero, si trova a gestire un crollo del margine unitario del –8 per cento e dell’utile netto in rapporto al patrimonio netto del –16 per cento; l’azienda con bassi costi fissi chiude in positivo, con un margine unitario a +1,6 per cento e l’utile netto in rapporto al patrimonio netto a +3, 2 per cento. Una differenza clamorosa, quindi. Al governo Confindustria sta chiedendo che nel definire le misure di ristoro il nodo dei costi fissi trovi adeguata rilevanza.

«Un’altra condizione per dare respiro alle aziende riguarda la liquidità – conclude Grossi –. Alle aziende gli affidamenti sono arrivati, ma bisogna prendere atto che col perdurare della crisi i rientri non potranno essere immediati: chiediamo di estendere la durata dei prestiti oltre i 30. 000 euro almeno a 15 anni». —

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