Ospita i positivi al coronavirus e così salva l’hotel. La titolare: «In giro mi guardavano con diffidenza, ora non più»

Manuela Clerici, titolare dell’hotel Bernardino, da 13 mesi albergo sanitario per malati Covid

Lucca, da tredici mesi la titolare ha trasformato il Bernardino in albergo sanitario

LUCCA. Ospitare le persone e cercare di rendere piacevole la loro permanenza. Questo è l’imperativo categorico di chi gestisce un’attività ricettiva. Che si tratti di turisti, studenti in gita scolastica o malati di Covid cambia poco. Almeno nelle intenzioni.

Lo sa bene Manuela Clerici, titolare dell’hotel Bernardino sulla via di Tiglio, all’Arancio. Da 13 mesi la struttura ha subito una radicale trasformazione: da hotel tre stelle a “albergo sanitario Covid”. Invece di uomini d’affari in giro per lavoro o comitive alla scoperta di Lucca, ospita persone positive al Covid che per fortuna sono in buone condizioni di salute e non hanno bisogno di andare in ospedale. «I più sono asintomatici o hanno malanni molto lievi – spiega Clerici – Vengono qui perché stando a casa loro rischierebbero di contagiare i loro conviventi, che spesso sono anziani o persone con patologie che li rendono vulnerabili».

In tempi di pandemia, con gli spostamenti bloccati, la città svuotata e i turisti svaniti nel nulla, chi ha un hotel o un bed and breakfast non ha avuto modo di lavorare. Molti hanno chiuso dopo “l’estate delle illusioni” e ora attendono che la terza ondata passi, possibilmente salvando la bella stagione. Clerici, invece, con questa emergenza sanitaria ha saputo rendersi utile alla collettività cogliendo al contempo l’opportunità di “salvare” la sua attività. Non una scelta facile: «In queste cose c’è sempre il rischio dello stigma – racconta – e all’inizio un po’ l’ho sentito: in giro mi guardavano con diffidenza e mi indicavano come quella “dell’albergo dei malati”.

Adesso le cose sono un po’ cambiate, anche perché tutti, chi più e chi meno, abbiamo dovuto fare i conti da vicino con il Covid. Sia chiaro, la convenzione con l’Asl non mi ha certo fatto guadagnare (il compenso previsto è di 30,90 euro al giorno per stanza, ndr) ma quantomeno ha consentito all’attività e al personale che ci lavora di sopravvivere. Per questo sono grata, ma credo che sia stato un darsi una mano a vicenda: mi sono messa a disposizione sia dell’azienda sanitaria sia delle persone che vengono ospitate qui. C’è chi ha bisogno della spesa per i parenti rimasti a casa e chi chiede solo di fare due chiacchiere perché non ne può più di stare chiuso in camera. Di storie ne ho vissute tante, ognuna diversa, ma tutte mi hanno lasciato qualcosa addosso. E io credo di aver lasciato qualcosa a loro. Ricordo una coppia di anziani arrivata qua il due aprile dello scorso anno. Sono usciti incolumi dalla malattia e ancora oggi mi chiamano o mi mandano dei regali».

Al momento nella struttura ci sono una dozzina di persone: «Rispetto alle ondate precedenti la situazione è diversa – dice Clementi – Nella prima ondata ospitavamo soggetti di età più avanzata, poi a fine estate fu la volta degli stranieri e di coloro che avevano fatto viaggi all’estero, i cosiddetti “contagi di ritorno”. Sono passati da qui anche quelli di Costa Crociere. Adesso abbiamo tutte persone che abitano in zona, per lo più di Lucca e Piana. Alcuni sono molti giovani: c’è una ragazza del 2002 e un paio di ragazzi, uno del ’96 e uno del ’99. Per fortuna stanno bene e in ogni caso i medici delle Usca passano a visitarli anche cinque volte a settimana».

Cosa riserva il futuro è quello che un po’ tutti si chiedono: «Non sono ottimista – dice Clerici –. Nonostante l’arrivo dei vaccini non si riesce a vedere la fine del tunnel. Certo il mondo prima o poi ripartirà, ma credo che non saremo gli stessi di prima, probabilmente dovremo tutti reinventarci e questo un po’ mi spaventa. Penso al settore del turismo: le città d’arte le vedo penalizzate. Quando ci si potrà spostare liberamente, in molti preferiranno andare al mare o in montagna, perlomeno in prima battuta. E poi c’è il discorso degli alberghi a tre stelle come il mio: dovremo rivedere il nostro target perché credo che i turisti che possono spendere preferiscano andare in alberghi di fascia superiore, magari con stanze più grandi, oppure direttamente nei bed and breakfast». Sarà una sfida, ma Clerici non è solita arrendersi. —

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