I ristoratori lucchesi: «Noi non riapriamo in zona rossa»

Stefani (Confcommercio):«Il governo deve consentirci di lavorare in sicurezza». Lo chef Girasoli: «Capisco la frustrazione dei colleghi, sulla nostra pelle tanti errori»

LUCCA. «Aprire in zona rossa? Non è la multa che mi spaventa. È la prospettiva di non vedere clienti entrare dentro il locale, né di giorno né (soprattutto) di sera, quando i ristoranti fanno il grosso del guadagno». Riaprire in zona rossa, per Fabrizio Girasoli, chef del ristorante Butterfly (una stella Michelin) ha il sapore di una provocazione che può diventare molto amara. Non condivide l’impostazione data alla protesta dal “Movimento imprese ospitalità”, ma capisce la frustrazione di tanti colleghi.

«È anche la mia. Solo, non credo sia questo il modo per ottenere qualcosa». L’ultimo anno del settore ristorazione, è un percorso costellato di mine e crateri. Quasi impossibile uscirne indenni. «Non si vede la luce in fondo al tunnel. Insieme a cinema, teatri e palestre siamo gli unici che continuano a rimanere chiusi». Per il Butterfly, oltre al danno, anche la beffa: «I risarcimenti arrivano con una differenza di fatturato tra il 2019 e il 2020 pari o superiore al 30 per cento. Nel nostro caso è stata del 29. Ma a parte questo la frustrazione è data dal continuare a essere additati come gli untori del ventunesimo secolo, quando grandi catene commerciali come Ikea o Mediaworld continuano a restare aperte. Per non parlare degli autogrill, nei cui bar si può continuare a bere il caffè in tazzina o fare colazione». A questo punto, prosegue, ci vuole qualcosa in più della solita manifestazione di piazza. «Stiamo pagando tantissimi errori fatti da chi ci governa. Errori sulla campagna vaccinale, errori sulle chiusure, che non sono eque. Errori sulla distribuzione delle risorse. Paghiamo noi, perché ci costringono a stare chiusi».

«Quando abbiamo potuto tenere aperto – gli fa eco Benedetto Stefani, dell’Antica trattoria Stefani e referente provinciale Fipe Confcommercio – le regole sono state rispettate. Come Fipe avevamo chiesto di aprire a pranzo in zona arancione, a pranzo e a cena in zona gialla». L’ulteriore proroga in zona rossa fino al 30 aprile ha esacerbato gli animi. «Se continuiamo così in estate molti chiuderanno. Nel mio ristorante c’erano undici dipendenti, gran parte se ne sono andati. Per un po’ sono riuscito ad aiutarli, poi hanno dovuto aspettare una cassa integrazione che non arrivava e hanno fatto altre scelte. In una situazione così, alcuni ristoratori stanno andando fuori di testa, compreso il sottoscritto. La voglia di aprire c è ma – afferma Stefani – non andiamo contro la legge. Con il ragazzo fiorentino che ha ideato #ioapro mi sono confrontato un mese fa. E mi ha dato ragione. Come possiamo aprire in zona rossa? La gente viene tranquilla a mangiare da noi? Non credo. Il Governo deve darci tempi e modi perché possiamo aprire in sicurezza». – RIPRODUZIONE RISERVATA