Addio a Davini, liberale e riformista

Il manager, già presidente di Geal e nel cda della Lucchese, è stato stroncato da un malore. Aveva 73 anni



Era un autentico liberale, riformista e laico, Roberto Davini, il geometra-manager stroncato a 73 anni da un malore la sera di Pasquetta, nella sua casa di Massarosa, dove viveva con la compagna Adriana Vannetti. Oltre alla compagna, Davini lascia le figlie. I funerali saranno celebrati lunedì alle 15 a Sant’Anna.


A Lucca Davini era una figura nota anche per il suo impegno in politica, dalla fondazione di Forza Italia fino alla trasformazione del partito di Berlusconi in Pdl, che non aveva seguito. Manager con grande esperienza all’estero, dove, soprattutto nel Nord Africa, aveva portato la sua professionalità per la realizzazione di acquedotti e infrastrutture, aveva una naturale predisposizione per i rapporti interpersonali. Era intelligente e di mente aperta, disposto a confrontarsi senza pregiudizi anche con chi, come chi scrive, spesso aveva opinioni diverse su tante questioni e vicende amministrative. Molto legato al sindaco Pietro Fazzi, dal primo cittadino era stato nominato presidente della Geal, società dell’acquedotto, dal 2000 al 2007. Non disdegnava l’idea della necessità che l’acqua dovesse essere un bene pubblico, ma non trascurava l’urgenza di ingenti investimenti nella rete, che solo la partecipazione di privati poteva garantire per fornire un buon servizio. E faceva rilevare che in Toscana l’unica realtà di proprietà pubblica, in house del Comune di Lucca, era proprio la Geal. Davini aveva anche lavorato per la creazione di una nuova società composta da tutte le aziende dell’Ato1 che gestivano il servizio idrico. Lucca sarebbe stata la capofila della nuova azienda, ma il progetto fu bloccato dall’allora ministro Altero Matteoli. Una decisione che, pur essendo Davini in ottimi rapporti col ministro, fece infuriare non poco il presidente della Geal.

All’amico Pietro Fazzi, Davini non aveva saputo dire di no quando, nel 2006, gli aveva chiesto di entrare nel consiglio di amministrazione della Lucchese, senza delega, per svolgere un ruolo di controllo sulla società guidata dal siro-armeno Fouzi Hadj. Davini vi rimase fino al 2007. Non faceva più parte del nuovo consiglio di amministrazione, quando la gestione societaria cominciò a fare acqua da tutte le parti, portando alla fine al fallimento e alle inchieste.

Persona schietta e senza timori riverenziali, Davini, convinto assertore dei valori della libertà, della fratellanza e della uguaglianza, non faceva mistero di essere iscritto alla Massoneria fin dagli anni Ottanta. Era portato a confrontarsi con tutti e a mantenere rapporti cordiali anche con chi non la pensava come lui. Legato a Fazzi, ma anche al senatore Marcello Pera, avrebbe voluto che fosse evitata la rottura tra i due personaggi. Costretto però a scegliere, rimase con Fazzi anche dopo che il sindaco, in un pubblico intervento in piazza San Michele, attaccò Pera accusandolo di pressioni sulla società Gesam, del Comune, per un’intesa con l’Enel. Fazzi mostrò in piazza e-mail che a suo giudizio confermavano le pressioni, e il durissimo attacco a Pera portò Forza Italia ad espellere il primo cittadino, poi sfiduciato anche da una parte della sua stessa maggioranza di centrodestra in consiglio comunale, nel 2007. Da allora l’attività politica attiva di Davini cessò, anche perché non riconosceva nel Pdl lo stesso progetto di rinnovamento laico e delle istituzioni proposto dalla prima Forza Italia.

Alla famiglia Davini le condoglianze del “Tirreno”. —