«Solo una videochiamata, sei morta sola: è atroce per noi averti perso così»

A Calavorno l’addio a Paola Sgrò, la commerciante di Ponte a Serraglio deceduta a causa del Covid

BAGNI DI LUCCA. Tante le persone che lunedì  5 aprile a Calavorno hanno voluto salutare per l’ultima volta Paola Sgrò, la commerciante originaria di Ponte a Serraglio, scomparsa nella giornata di giovedì a 69 anni, a causa del Covid.

Grazie alla decisione presa dai familiari di officiare la messa funebre all’aperto, nel camposanto del paese la partecipazione è stata più facile e sicura, anche se in molti sono rimasti fuori dal cimitero. A officiare la messa è stato il sacerdote di Ghivizzano, don Giuseppe Andreozzi. È stato davvero un abbraccio grandissimo e commosso, sia sotto l’aspetto fisico che sentimentale quello che si è stretto intorno ai familiari di Sgrò, il marito Luciano Matteoli, sposatosi con Paola nel 1973, la figlia Simona, 47 anni, il genero Andrea Frigo, la sorella Alessandra, le nipotine Alessia e Sofia. Simona, insieme alle figlie e al marito Luciano, ringrazia tutte le persone che hanno dedicato alla famiglia tempo, partecipazione e affetto. Toccante la lettera pubblicata sul web da Simona, distrutta e ancora incredula per la improvvisa scomparsa della madre. Paola Sgrò era stata ricoverata martedì scorso e dopo due giorni era morta.

Era conosciutissima sia a Bagni di Lucca, che a Borgo a Mozzano e Coreglia Antelminelli, dove aveva lavorato. Sgrò aveva gestito per molti anni un negozio di oggetti per la casa, oggettistica da regalo, agraria e poi bomboniere nella piazza del ponte delle Catene a Chifenti. La attività, che ora è gestita dalla figlia, è stata trasferita da alcuni anni a Gioviano. Scrive in sintesi la figlia: “Al momento questo maledetto Covid mi impedisce di sentire ancora il tuo profumo. La morte ai tempi del Covid è questo, lo sappiamo tutti. Ma mai avrei creduto che questo dolore fosse così atroce. Avevi 69 anni e ancora tanta strada da percorrere con papà, me, le bimbe e Andrea. Ti sei spenta nel giorno del giovedì santo per questo maledetto virus. Abbiamo fatto un tampone, il 24 è arrivato il referto: “Al momento è asintomatica, ma questo virus è maledetto”. Dopo cinque giorni è arrivata la febbre e sei stata sottoposta alla terapia domiciliare anticovid. Sei stata subito bene, ma era un’illusione. Lunedì abbiamo trascorso la giornata più bella insieme, stavi bene, eri serena. Volevi vivere. E poi... Martedì mattina è tornata la febbre, mi sono subito preoccupata, ho chiamato il dottore, il tuo amato Bruschini, che non ti ha mai lasciata sola. Mi ha detto cosa fare, ma anche lui aveva paura, la situazione stava prendendo una brutta piega. Sono arrivate le dottoresse dell’Usca, la situazione precipitava, ma tu eri tranquilla o almeno me lo davi ad intendere. È arrivato il 118 ti ho aiutato a salire sulla lettiga, abbracciandoti forte, e ti hanno portato via. Ci hai salutato, eri serena. E dopo due giorni di silenzio assordante, spezzate da un paio di telefonate dalla terapia intensiva Covid, le chiamate che mai avrei voluto ricevere: “Sua madre è grave” . E poi: “Sua madre è deceduta. ” “Perdere la mamma è straziante. Ti senti di nuovo come ti sentivi a cinque anni, senza di te. Ma di anni ne hai 46 e sai, senti, che devi rialzarti e reagire. Devi lottare per quella donna. Quella donna che ti ha dato la cosa più preziosa che oggi hai, la vita. Quella donna che non meritava di morire così, in silenzio, nell’indifferenza più totale del mondo. E in tanti stanno morendo nello stesso modo. “Sei morta sola, cara mamma. E nemmeno sappiamo come. Non eravamo lì con te. Solo una videochiamata ci è stata permessa. Ti ho chiamato tante volte, ma non mi hai risposto. Gli angeli della terapia intensiva mi hanno detto che non hai sofferto. Lo spero. Ti abbiamo promesso che ci prenderemo cura di papà e ti chiedo anche per questo di guidarmi dal cielo. Buon viaggio, cara mamma”. – RIPRODUZIONE RISERVATA