Medico non firma il consenso alla vaccinazione

Il dottor Di Vito: mi adeguo ma non condivido. La responsabilità se l'assume chi lo impone

LUCCA. Vaccini obbligatori per il personale sanitario, il dottor Alessandro Di Vito: «Do l’assenso ma non firmo il consenso». L’ultimo decreto del governo Draghi ha introdotto l’obbligo della vaccinazione per il personale sanitario. Molti lavoratori del settore hanno già provveduto dando l’adesione alla prima fase della campagna che prevedeva la somministrazione del prodotto Pfizer. Quanti ne mancano non è possibile saperlo con certezza.

Asl non fornisce numeri assoluti divisi per zona, ma solo una percentuale a livello di macro-area. Siamo attorno al 90 per cento di vaccinati. Questo significa che sul territorio della vecchia Asl 2 (Piana e Valle) ci sono circa 250 persone non immunizzate. Per loro l’azienda ha aperto un sito dedicato su cui possono iscriversi per prenotare l’appuntamento. Per questi operatori è previsto l’utilizzo di Astrazeneca e non di Pfizer che invece è stato utilizzato per il personale già vaccinato.

Tra coloro che non si sono ancora immunizzati c’è il dottor Alessandro Di Vito, medico del Pronto soccorso ed esponente di SìAmo Lucca in consiglio comunale. «La vaccinazione obbligatoria? Non condivido ma mi adeguo. Io sono favorevole al vaccino ma ritengo che debba essere una libera scelta, non un’imposizione. Altrimenti tanto varrebbe obbligare tutti coloro che lavorano al pubblico: operatori dei supermercati, negozianti, parrucchieri e via dicendo. Mi sembra che ci sia un certo accanimento nei confronti della nostra categoria ma come ho detto mi adeguo. Di certo, non firmerò il consenso informato visto che il vaccino è imposto per cui la responsabilità di somministrarlo è giusto che se l’assuma chi lo impone. Se è un obbligo non ha senso chiedere il consenso».

Di Vito aveva già fatto discutere a fine novembre, quando disse che, pur essendo favorevole ai vaccini, non avrebbe aderito alla prima fase della campagna di vaccinazione che prevedeva l’utilizzo del Pfizer. «Si tratta di un vaccino di nuova generazione – disse allora e ribadisce oggi – Preferisco aspettare quelli più tradizionali, come lo Sputnik o l’italiano Reithera, entrambi vaccini cosiddetti a “vettore virale”. Lo è anche Astrazeneca? Certo, ma è noto che non offra una copertura ottimale. Sarebbe interessante sapere dall’Asl quante sono le persone infettate dopo il vaccino». L’ordine dei medici, in un’apposita commissione ha valutato le dichiarazioni rilasciate a novembre da Di Vito: pur ritenendole inopportune, la commissione ha deciso di non avviare un procedimento disciplinare nei confronti del medico. — G.P

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