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Sistema Vagli, il giudice ha sequestrato la cava Prispola

La cava Prispola a Vagli finisce sotto sequestro preventivo

Per la procura i terreni sui quali sorge l’attività estrattiva sono oggetto di un’operazione speculativa diretta dall’ex sindaco  

VAGLI. La cava Prispola finisce sotto sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta sul “Sistema Vagli” che vede al centro dell’indagine l’ex sindaco Mario Puglia e sotto inchiesta 36 persone tra imprenditori, amministratori e dipendenti pubblici.

Ieri mattina ufficiali e agenti di polizia giudiziaria dei Carabinieri Forestali di Camporgiano, della squadra mobile, della sezione di pg della polizia in servizio in tribunale e dei militari della compagnia di Castelnuovo hanno eseguito il provvedimento disposto dal gip Antonia Aracri su richiesta del pm Salvatore Giannino apponendo i sigilli all’area di cava. Per l’ufficio requirente la cava Prispola a Vagli è un provento di corruzione e basata su atti di acquisto falsi redatti da Puglia con la complicità di alcuni accoliti. Atti ritenuti falsi per sembrare proprietario della cava e in accordo con un imprenditore cederla e concedere le concessioni per scavare il marmo. In una parola per l’accusa i terreni su cui sorge la cava sono il profitto del reato di corruzione e per legge è prevista la confisca obbligatoria.


Stando agli investigatori, i terreni su cui sorge la cava oggetto di sequestro sono stati al centro di una complessa operazione speculativa orchestrata dall’ex primo cittadino di Vagli al fine di possedere illecitamente quei fondi estrattivi per poi rivenderli successivamente ad una ditta estrattiva destinataria dell’autorizzazione alla coltivazione delle cava aperta proprio su quei terreni.

Terreni che, tra l’altro, erano di proprietà dell’Enel e, in alcuni casi, di persone ignare. Terreni che nel 2018 sono stati affittati senza alcun titolo da Puglia a due imprese estrattive. Successivamente l’ex sindaco di Vagli, per giustificare il possesso di quei terreni, redigeva una lettera dichiarando, per l’accusa in modo falso, di aver eseguito l’usucapione (modo di acquisto della proprietà a titolo originario basato sul perdurare per un determinato periodo di tempo del possesso su una cosa) rivendicandone il possesso ultraventennale. .

Ma, stando agli accertamenti delle forze dell’ordine, si trattava di un usucapione non accertato in via giuridica, ma attraverso un’autodichiarazione fatta dallo stesso Puglia.

Successivamente Puglia faceva usucapire i terreni ad un pensionato ultraottantenne, residente nella provincia di Massa Carrara, dal quale poi riacquistava gli stessi terreni attraverso un atto notarile attestante la sua proprietà sui beni immobili. Infine, in un gioco di compravendita fittizia, vendeva i terreni ad una ditta estrattiva la quale chiedeva e otteneva l’autorizzazione estrattiva su quei fondi.In questa vicenda è coinvolta anche l’imprenditrice Marina Fateyeva, 39 anni, nata in Kazakistan. Le attività di indagine, tutt’ora in corso, hanno ricevuto un impulso decisivo dall’esame della documentazione sequestrata nel maggio 2020 che ha portato all'accertamento di ulteriori gravi condotte di reato. —

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