Covid, il presidente della Provincia auspica la zona rossa per tutta la Toscana

Per Luca Menesini meglio adottare la zona rossa fino a Pasqua per bloccare i contagi, «e programmare una ripartenza che sia una vera ripartenza e non un’altalena continua»

LUCCA. Le misure a macchia di leopardo sono servite a rallentare, ma non a fermare il virus. E forse sarebbe meglio ricorrere a una terapia d’urto per cercare di salvare la Pasqua. È la considerazione  del presidente della Provincia di Lucca Luca Menesini sulla base degli ultimi dati sui contagi, che vedono  Provincia e Regione a un passo dal  tasso limite di contagio (pari a 250 positivi ogni 100mila abitanti).

«È   necessaria una riflessione seria sulla situazione Covid in Toscana – scrive Menesini – utilizzare le zone rosse a livello più circoscritto, come a livello provinciale o zonale, ha rallentato la diffusione del Covid ma potrebbe non essere risolutivo per fermarlo. O meglio, per fermarlo in tempi utili. Le zone rosse applicate a singoli comuni, forse, non incidono molto perché le nostre vite non si limitano nei confini comunali.  Credo che oggi l’obiettivo della Regione e anche di tutti i sindaci dovrebbe essere quello di spezzare la catena del contagio in modo rigoroso e forte e  anche in tempi più rapidi di come sta avvenendo: mancano due settimane a Pasqua e la Toscana resta un arancione che si tinge sempre più di rosso o se non di rosso di aree a rischio zona rossa.  Siamo sicuri che abbia senso? La percentuale di terapie intensive occupate in Toscana è sopra il 40 per cento, oggi registriamo più di 1.500 nuovi positivi e il tasso dei positivi negli ultimi sette  giorni in Toscana sfiora i 250 casi ogni 100mila  abitanti, perché a oggi è 246, e sappiamo che per decreto nazionale una regione che raggiunge i 250 diventa in automatico rossa».

 
«Il buonsenso – riprende il presidente – mi dice che la Toscana deve fare una riflessione seria su come intende proseguire la lotta al Covid.  Le province di Prato, Pistoia, Arezzo che sono zona rossa e le province di Pisa e Grosseto che sono arancioni, a  oggi, superano il tasso settimanale dei 250 casi ogni 100mila abitanti. La provincia di Lucca non supera, ma si avvicina, oggi il tasso dell’intera provincia è di 246. Se lo scomponiamo per zone abbiamo la Versilia che da un po’ ha un tasso sopra i 250 casi ogni 100mila abitanti, mentre la Piana di Lucca e la Valle del Serchio sono sotto la soglia critica dei 250, così come le province di Firenze, Massa, Livorno e Siena».

«È evidente  – conclude Menesini – che se riflettiamo soltanto sui dati, possiamo dire che ci sono aree che non hanno raggiunto la soglia critica (fra cui la Piana di Lucca nel suo insieme, e il comune di Capannori nello specifico), ma se riflettiamo sulla strategia per frenare il Covid, forse la strategia necessita di un intervento più ampio e netto, per vedere se fra una o due settimane si comincia una discesa degna di nota e, finalmente, si può progettare la ripartenza che sia una vera ripartenza. Una ripartenza per non tornare indietro, mai più.  Credo quindi,    come previsto dal Decreto nazionale per le Regioni,    che la Regione Toscana dovrebbe applicare in automatico la zona rossa per le province o le zone comprensoriali (non singoli comuni) quando viene raggiunto un tasso settimanale di 250 casi ogni 100mila  abitanti.  Sto dicendo che forse sarebbe opportuno che la Toscana entrasse in zona rossa fino a Pasqua? Sostanzialmente sì.  Lo dico provando tristezza ma anche perché sento forte, molto forte, la voglia di uscirne. La sento in prima persona.  Velocizzare la discesa del contagio adesso, per programmare una ripartenza che sia una vera ripartenza e non un’altalena continua».