Ipotesi per il futuro di Campo di Marte: cure intermedie e scuola infermieri

Lucca, il padiglione A recuperato a fine anno per la pandemia ora ospita le vaccinazioni ma ci si interroga sul dopo

LUCCA. Campo di Marte, ora i vaccini, poi si vedrà. In attesa di capire come volgerà la pandemia, il futuro della struttura per il post-Covid è tutto da scrivere. Le ipotesi sul tavolo non mancano: cure intermedie, scuola per infermieri, hospice, centro polifunzionale per la riabilitazione. Ma andiamo con ordine.

Il padiglione A del vecchio ospedale lucchese, quello che ospitava il blocco operatorio e il Pronto soccorso, da qualche settimana è tornato a vivere. A novembre, nel pieno della seconda ondata la Regione ha deciso di investire circa tre milioni di euro per ricavare 155 posti letto per i Covid. Il recupero venne presentato come l’extrema ratio della sanità pubblica contro l’ondata pandemica. Per fortuna al momento dell’inaugurazione (29 dicembre) i contagi erano già in calo e quindi il padiglione non è mai stato utilizzato a questo scopo. «Mi auguro che non ci sia bisogno di usarlo adesso, perché significherebbe che la situazione epidemiologica continua a peggiorare – spiega l’assessore regionale Stefano Baccelli, che è stato magna pars nel recupero –. In ogni caso la struttura è pronta e rappresenta uno degli hub più grandi della Toscana per fronteggiare l’emergenza. Il futuro? Di certo è un recupero duraturo che restituisce alla sanità pubblica spazi utili anche per il post Covid. Durante i lavori in urgenza sono state fatte delle economie che hanno permesso di ricavare risorse oggi utili ad approfondire e progettare un suo diverso utilizzo». Serviranno comunque alcuni interventi.


Per ora Campo di Marte è diventato il centro nevralgico della campagna vaccinale: a un piano l’immunizzazione del personale sanitario, a quello sopra le forze dell’ordine e i lavoratori della scuola. E da giovedì anche i malati cronici vengono vaccinati qui. Nel caso di recrudescenza dell’epidemia, il Campo di Marte farà da serbatoio di posti letto, ma per renderlo operativo serviranno 357 operatori: medici, infermieri, anestesisti che al momento non è semplice trovare.

Tornando al dopo-Covid, le ipotesi prevalenti di cui si è discusso sono tre o quattro. La prima, lanciata dallo stesso Baccelli è quella di utilizzare il padiglione come struttura per le cure intermedie. Se non interamente almeno in parte, un posto in cui sistemare i pazienti in uscita dal San Luca prima del rientro a casa. Del resto il nuovo ospedale è nato piccolo perché pensato per le acuzie e non per le lunghe degenze. L’altra ipotesi, caldeggiata anche dal Comune è quella di portare al Campo di Marte la scuola per infermieri attualmente ospitata a Maggiano, così come l’hospice di San Cataldo. Sempre il Comune aveva proposto alla Regione di realizzare qui un grosso centro polifunzionale per la riabilitazione. Ma da Firenze hanno preferito puntare su altre province. Poi è arrivato il Covid.

La storia recente del vecchio ospedale merita di essere ripercorsa. Con la decisione di costruire un presidio ex novo a San Filippo, nel 2014 il Campo di Marte si è svuotato. L’accordo di programma del 2005 prevedeva che la Regione ottenesse dalla vendita dell’area i soldi anticipati per la costruzione del San Luca. Si parlava di 23 milioni, una cifra che la crisi del 2008 e il conseguente crollo del mercato immobiliare hanno reso utopistica. Non solo: per vendere ci vuole un compratore e nessuno ha bussato alle porte della Regione. Il motivo? L’area era considerata poco remunerativa per un problema di funzioni. A dire cosa si sarebbe potuto fare al posto del vecchio ospedale fu infatti il Comune nel 2015: housing sociale, Cittadella della salute, un minimo di commerciale. E poi questura, scuola, ecc. Un progetto rimasto su carta. Così, poco alla volta, gli edifici rimasti vuoti hanno tornato a riempirsi di ambulatori e uffici Asl. —

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