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Il lavoro che batte la crisi, Velan aumenta l’organico

Picco di produzione per l’azienda specializzata in valvole per l’industria petrolifera. In arrivo contratti per dodici operai e due impiegati. Si cercano nuove figure 

PORCARI. Che quelli che stiamo attraversando siano tempi cupi è cosa palese: da un lato l’emergenza sanitaria, dall’altro la situazione economica critica (e di conseguenza occupazionale) che c’era già prima della pandemia, e che l’arrivo del virus ha reso drammatica. Adesso anche a volerle cercare le buone notizie sono poche. Così quando nell’elenco del centro impiego leggi l’annuncio di un’azienda che cerca non uno, ma dieci operai, per un contratto a termine di sei mesi «per far fronte a un picco di produzione», ecco che forse la buona notizia che cercavi l’hai trovata. Sul territorio c’è chi, in questi tempi cupi, non si limita a sopravvivere, ma, addirittura, cresce.

Quel qualcuno è la Velan Abv, azienda con sede a Porcari e stabilimento nel Capannorese (a Salanetti). Controllata al 100 per cento dalla canadese Velan, tra i principali produttori mondiali di valvole industriali, l’italiana Velan Abv è specializzata nella produzione di valvole per l’industria petrolifera. In particolare l’azienda lucchese è l’unica nel gruppo a produrre valvole a sfera per l’estrazione e il trasporto del petrolio grezzo. E anche in questo l’azienda sembra andare controcorrente: non solo cresce, ma lo fa in un settore – quello petrolifero – che visto dall’esterno sembra vivere una fase di stanca. Ma si tratta di una lettura semplicistica, come spiega l’amministratore delegato di Velan Abv Paolo Ranieri: «In realtà la crisi del settore petrolifero è partita ben prima del Covid, poi è arrivata la pandemia. Un allineamento dei pianeti perfetto in negativo, che avrebbe potuto essere un alibi per un calo di richieste». Ma è stato un attimo, perché se è vero che alcune produzioni hanno rallentato altre si sono ampliate. E alla fine la richiesta di petrolio (con ricadute su tutta la filiera legata alla sua produzione) è tornata – se mai se ne fosse allontanata – su livelli standard. «Appena la situazione si è normalizzata – riprende Ranieri – il prezzo del petrolio era già tornato sopra i 60 dollari al barile».


Nel caso specifico della Velan Abv poi ci sono altri aspetti che le hanno consentito di continuare a operare senza particolari contraccolpi. Intanto la struttura: da un lato il fatto di essere espressione di una società di livello globale, con tutto ciò che comporta sotto il profilo dello sviluppo e dell’innovazione, e dei contatti con i mercati mondiali (per dirla in parole semplici ha le spalle ben coperte), dall’altro avere anche quell’autonomia che le permette di interfacciarsi direttamente con il cliente, con quell’elasticità e capacità di dare risposte che non sempre il gigantismo delle multinazionali consente. E poi, come spiega l’Ad, c’è anche il mercato su cui opera l’azienda lucchese, quello delle società (soprattutto orientali) che operano sul lungo periodo, con investimenti sul lungo termine. Quindi i flussi quotidiani dei mercati hanno un’influenza minima.

A premiare la società poi c’è un altro aspetto: la continuità nella produzione e, di conseguenza, l’affidabilità. Che per un cliente è una caratteristica fondamentale («Oltre ovviamente alla qualità del prodotto», sottolinea Paolo Ranieri). Una produttività che non ha rallentato nemmeno in tempo di pandemia. Giusto una settima di fermo a inizio lockdown, il tempo di riorganizzarsi, e la produzione è ripresa come prima: «Introducendo tutta una serie di misure di sicurezza anche più prudenziali di quelle richieste – spiega il responsabile delle risorse umane di Velan Abv Marcello Trupia – con protezioni anche là dove c’era già un distanziamento adeguato, con nuovi turni per non far incontrare il personale smontante con quello entrante. Poi abbiamo anche studiato altre formule di tutela. Oltre all’assicurazione Covid come molte altre aziende, d’accordo con i sindacati, siamo andati oltre al provvedimento “Cura Italia”, aggiungendo il restante cinquanta per cento dello stipendio, al cinquanta concesso dello Stato per chi aveva bisogno di stare a casa per seguire i figli».

«Tutto questo – interviene l’amministratore delegato – si è tradotto in serenità sul posto di lavoro e in efficienza». E quindi in tempi di consegna rispettati e clienti soddisfatti. Da qui anche quella risposta del mercato che si è tradotta nel picco di produzione e in nuove assunzioni: «Abbiamo già individuato 9 operai su 12 – riprende Trupia – per un contratto a termine fino al 30 settembre. Ci piacerebbe dire che una volta scaduto il contratto resteranno con noi, ma non promettere ciò che non si è sicuri di mantenere è una questione di serietà. Di certo se un domani cresceremo ancora chi è stato con noi sarà il primo a essere preso in considerazione. A quella dei 12 operai si aggiunge l’assunzione di due impiegati, uno per l’ufficio acquisti, l’altro per l’ufficio qualità. E continuiamo ad assumere visto che stiamo cercando altre figure professionali».

In totale il gruppo Velan conta 1.800 dipendenti, di cui 145 (prima delle nuove assunzioni) in Italia. Il tutto con ottime relazioni sindacali interne: «Siamo sempre resi partecipi delle problematiche e delle iniziative che vengono organizzate», conferma il rappresentate della Rsu aziendale Mirko Conforti. E un aspetto viene messo in evidenza, quello della sicurezza sul lavoro: «Negli ultimi sei anni abbiamo avuto due infortuni, tutti di lievissima entità». E quello che può sembrare e deve essere un aspetto scontato, deve anche tener conto di un aspetto importante: le valvole che vengono prodotte non sono oggettini che si possono tenere in una mano, si tratta di impianti industriali di grandi dimensioni (possono pesare anche 60 tonnellate) sottoposti a collaudi ad alta pressione estremamente critici per assicurare gli alti standard qualitativi richiesti.

«Lavorare insieme a tutte le forze aziendali – è la chiosa dell’azienda – ha permesso di conciliare la crescita dal punto di vista economico con la sicurezza e serenità dei lavoratori che è elemento imprescindibile soprattutto in tempi particolarmente inquieti come quelli che stiamo vivendo». —

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