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Covid, un anno fa il primo focolaio in Lucchesia

Il 21 febbraio 2020 un gruppo di amici si ritrovò a cena in un ristorante a Segromigno: ventisei risultarono positivi, uno morì

CAPANNORI. Almeno una volta all’anno si ritrovavano a cena tutti insieme. E così avevano fatto anche quel 21 febbraio dello scorso anno: in 49, seduti ai tavoli di un ristorante di Segromigno in Monte. Lo stesso giorno, a 250 chilometri di distanza, all’ospedale di Codogno, viene ricoverato il paziente 1 italiano, Mattia Maestri. Ma c’è un filo invisibile e drammatico che lega il centro del lodigiano con la frazione capannorese: in quella sera, durante quella cena, si sviluppa il primo focolaio di coronavirus “tracciato” della Lucchesia con oltre la metà dei presenti che risulterà poi positivo. Fra loro c’è anche l’imprenditore Giovanni Petroni che morirà dopo 40 giorni all’ospedale fiorentino di Careggi: aveva 59 anni.

In quel periodo era ancora normale ritrovarsi a cena tutti insieme senza protezioni: del Covid si sapeva poco o niente e nessuna misura anti-contagio era in vigore. Altri due partecipanti avevano avuto conseguenze importanti a causa dell’infezione ed erano stati ricoverati all’ospedale. La maggior parte dei contagiati invece avevano accusato sintomi più lievi. Sintomi che cominciarono ad apparire tre o quattro giorni dopo l’incontro ma non era chiaro che potesse trattarsi di Covid: si pensava ancora all’influenza. Nell’aprile dello stesso anno, quando l’epidemia dilagava e mancavano i presidi nelle strutture sanitarie, il gruppo di amici aveva organizzato anche una raccolta fondi, devoluti poi all’ospedale San Luca di Lucca.


Ora che da quell’occasione di incontro è trascorso un anno segnato dal dolore, il gruppo di amici preferisce non parlare ma ci tiene a ricordare Giovanni Petroni – tutti lo chiamavano “Cico” – «che ha lottato come un leone ma non ce l’ha fatta a sconfiggere il virus».

Questa cena ha portato anche alla realizzazione di uno studio scientifico – grazie alla disponibilità dei partecipanti e voluto dal Comune di Capannori – condotto dal medico di medicina generale e tutor del corso di formazione specialistica dell'Ordine dei Medici di Lucca Franco Antonio Salvoni, pubblicato a ottobre. Su 47 persone presenti alla cena (due non hanno partecipato allo studio), 26 (il 55,3 per cento) risulteranno positivi al coronavirus: dei quali 24 con sintomi. Nei 14 giorni precedenti alla cena sei persone erano state a Milano: di queste, tre sono risultate positive e sintomatiche. L’ipotesi quindi è che il focolaio si sia sviluppato dalle tre persone sintomatiche, che però durante la cena non avevano ancora nessun sintomo. Da questo studio è scaturita l’ordinanza del Comune di Capannori che prevede l’aerazione dei locali per cinque minuti ogni mezz’ora. «Il collegamento fra la cena e il Covid l’avevamo fatto 15 giorni dopo – spiega il sindaco di Capannori, Luca Menesini – anche perché il primo positivo del territorio non aveva nulla a che fare con quella cena. Cena che però è stata un focolaio sul quale ai primi di marzo avevo sollecitato Regione e Asl per sapere se era necessario adottare delle misure particolari, ovvero istituire la zona rossa. Durante la prima ondata la Lucchesia è stata particolarmente colpita ma questo ci ha permesso di imparare come difenderci meglio dal virus». —

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