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«Io a giugno 2021 non so se ci arrivo»: per i negozi di Lucca il futuro è a tinte fosche

La direttrice Giovannini: «Il mese di aprile darà un quadro realistico di quante imprese sopravviveranno e quante no»

Lucca. Seconda provincia in Toscana per contagi di Covid (14.714, aggiornati al 16 febbraio 2021) e con una fiducia nel futuro bassissima: le prospettive nei ricavi da poter conseguire a giugno 2021 sono le stesse di giugno 2020. Un dato molto preoccupante riguarda l’occupazione: secondo il campione di commercianti intervistati per la stesura del rapporto di ricerca realizzato dall’Osservatorio congiunturale terziario Toscana di Confcommercio, la previsione per giugno 2021 è che il personale in forza alle attività subirà un calo drastico, oltre i dieci punti percentuali. Senza contare che nel 2020 hanno visto la luce il 18 per cento in meno di aziende rispetto al 2019.

Sono i dati della crisi del commercio nel territorio provinciale e sono, come conferma Sara Giovannini, direttrice di Confcommercio Lucca e Massa Carrara, una fotografia fedele della realtà dei centri commerciali del nostro territorio.


«Parlando con gli imprenditori – spiega infatti la direttrice dell’associazione dei commercianti – si percepisce un’atmosfera di grande attesa, come se il commercio fosse fermo dentro a una grande bolla. C’è fiducia nel governo Draghi soprattutto per l’organizzazione delle vaccinazioni, ma al tempo stesso la preoccupazione è forte per la carenza delle dosi di vaccini che si registra ogni giorno. Se fino a una quindicina di giorni fa si avvertiva un clima di speranza per il fatto di trovarsi in zona gialla, adesso, dopo il passaggio in arancione, si avverte come una spada di Damocle sopra la testa: è la forte paura che circola tra gli operatori commerciali per il possibile ritorno in zona rossa. In molti infatti temono non solo che si entri di nuovo in zona rossa, il pieno lockdown, ma che questo regime di restrizioni severe venga prorogato fino a dopo Pasqua. E che quindi anche tutte le speranze riposte nell’inizio di primavera sfumino».

A questo proposito, Sara Giovannini aggiunge: «Sottolineo che ci sono alcuni settori, come la ristorazione alberghiera, che sono ridotti all’osso. In tanti ci dicono “io a giugno 2021 non ci arrivo, chiudo prima».

L’altra categoria del commercio colpita dalla crisi in modo molto pesante è ntoriamente l’abbigliamento. «In particolare per l’abbigliamento – tiene a evidenziare la direttrice Giovannini – credo che potremo avere un quadro reale di quali attività riusciranno a superare l’inverno e quali no soltanto verso aprile, ovvero una volta terminato il periodo dei saldi. Per i negozi di abbigliamento infatti, rimasti con grandi quantità di capi invenduti della primavera 2020, esaurire i magazzini intanto delle collezioni invernali è determinante per guardare al futuro. In molti ancora non hanno fatto nuovi acquisti di merce in vista della primavera 2021, proprio perché hanno i magazzini ancora pieni di merce edi conseguenza ancora molti costi da ammortizzare. Credo proprio che il mese di aprile sarà determinante, anche per quanto riguarda eventuali licenziamenti». —

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